L’occhialeria italiana come modello di etica, bellezza e consapevolezza. Con Alessandra Girardi, vicepresidente e responsabile d’impatto di VANNI Società Benefit, entriamo nel cuore di un brand torinese che da quasi quarant’anni coniuga artigianalità, design, colore e sostenibilità reale, misurabile, senza compromessi.
Qual è la filosofia sostenibile di Vanni? In che modo si integra nella vostra identità creativa e artigianale torinese?
VANNI è un marchio di occhiali indipendente, nato a Torino quasi 40 anni fa, dall’evoluzione dell’attività imprenditoriale nel mondo automotive della famiglia Vitaloni, che è mio marito. Dagli albori ci siamo contraddistinti per una proposta di montature belle e ben fatte, secondo un modello di industria in edizione limitata che tiene alta la bandiera del Made in Italy. Nel 2021 siamo diventati una Società Benefit, rendendo trasparente il nostro modello di business, improntato all’etica, al rispetto per il pianeta e la società: ogni anno redigiamo una relazione di impatto, che è pubblica, e misura i nostri impatti, in modo che chiunque possa verificare come stiamo procedendo per ridurli.

Made in Italy e responsabilità ambientale
I vostri prodotti nascono da una forte tradizione manifatturiera: come si concilia il “Made in Italy” con la responsabilità ambientale?
Come VANNI abbiamo realizzato un Life Cycle Assessment (cioè uno studio di ciclo di vita del prodotto, dalla nascita al cancello), per calcolare le emissioni di CO2 derivanti dal processo produttivo di un nostro paio di occhiali, ognuno dei quali è realizzato in Italia, dalla materia prima alle componenti. Abbiamo dimostrato nei numeri che produrre sul nostro territorio genera la metà delle emissioni rispetto allo stesso prodotto realizzato in Asia, perché viaggia di meno (sappiamo che i trasporti producono la larga parte di CO2 immessa in natura) e può contare su una filiera produttiva tracciabile in ogni sua fase. Aggiungo che il Made in Italy garantisce anche un trattamento equo e regolamentato della forza lavoro impiegata, cosa che certamente non si può dire di imprese localizzate in luoghi dove non esiste controllo dei diritti dei lavoratori.
Quanto è difficile fare le cose in maniera corretta?
Non è difficile, anzi è entusiasmante perché ci consente ogni giorno di valorizzare un “saper fare” e una tradizione che è patrimonio centenario del nostro distretto dell’occhialeria, nato in Veneto (nel famoso Cadore) e poi diventato un modello di maestria mondiale. Sappiamo anche che il prodotto che esce dalle nostre fabbriche è di alta qualità, quindi durevole, e si presenta con un costo di mercato corretto perché valorizza ogni fase meccanica ed il lavoro di ogni persona coinvolta nel processo industriale. La difficoltà sta nell’aiutare il pubblico a prendere consapevolezza che per un paio di occhiali è importante capire il “come” è fatto, oltre valutare solo il fattore estetico, o il costo, e che ognuno dovrebbe aspettarsi di pagare un prezzo congruo per una montatura fatta in Italia.
Vanni pone molta attenzione al colore e al design: come si progetta un occhiale che sia al tempo stesso durevole, riciclabile (se è così) e stilisticamente iconico?
Il processo produttivo di un paio di occhiali dura quasi 9 mesi, come una gestazione! prevede fasi di ideazione, prototipazione, creazione di materiali esclusivi e produzione in edizione limita: questa attenzione maniacale ai diversi stadi di progettazione degli occhiali è garanzia di massima qualità, confort per chi li indosserà, unita ad uno studio dello stile sempre originale, non dozzinale, perché le montature finiscono sul nostro viso e dicono qualcosa di noi, ed è importante che ci facciano sentire bene, oltre a montare lenti che ci permettono di vedere bene.
A proposito di stile distintivo, ci tengo ad aggiungere che, come VANNI, da anni sosteniamo un progetto dedicato all’arte contemporanea ed ai giovani artisti, con cui collaboriamo alla realizzazione di edizioni limitate di occhiali: l’arte infatti è una rappresentazione del nostro mondo, fonte inesauribile di stimoli creativi, e noi crediamo che la bellezza dell’arte possa contribuire proprio a quel benessere della persona a 360 gradi di cui parliamo.
Parliamo di filiera: quali azioni concrete adottate per ridurre l’impatto ambientale nella produzione e nella logistica?
La sostenibilità degli occhiali parte già nelle fasi di progettazioni e ingegnerizzazione del processo produttivo: significa ridurre la realizzazione di stampi, ed anche degli scarti. La scelta delle materie prime è fondamentale: le nostre provengono da filiere certificate, italiane. Mi fa piacere sottolineare come le aziende a cui ci appoggiamo per la produzione, sono in larga parte alimentate da energie rinnovabili, attraverso sistemi di pannelli solari.
Per i trasporti cerchiamo di limitare gli imballi, che sono tutti in cartone riciclabile e studiati per limitare gli ingombri.
Un buon rapporto con fornitori e clienti
Offrite servizi di manutenzione, riparazione o riuso per prolungare il ciclo di vita degli occhiali?
Sempre! Regolarmente invitiamo i nostri clienti diretti a passare dalla nostra showroom per effettuare un “tagliando” della montatura, per sostituire nel caso placchette e viti usurate. Sappiamo che una montatura ben tenuta dura più a lungo, e al modificarsi delle esigenze oftalmiche rende possibile sostituire solo le lenti e non l’intero occhiale. Anche i centri ottici indipendenti con cui lavoriamo sono sensibilizzati su questa pratica, tanto semplice quanto efficace.
In ottica di economia circolare sosteniamo inoltre progetti benefici in Italia e nel mondo, in particolare attraverso centri medici dedicati a chi è in condizione economica di difficoltà, ai quali doniamo occhiali delle collezioni passate perché possano essere usati da chi diversamente non avrebbe accesso all’acquisto.
Qual è il ruolo della collaborazione con artigiani e fornitori locali nella vostra visione di sostenibilità?
Abbiamo iniziato a sostenere un’unità produttiva vicino a noi, in Piemonte, a 70 km dalla nostra sede: è un progetto a cui teniamo molto che ci dà la possibilità di rinforzare il nostro territorio, creare opportunità di lavoro e al contempo di monitorare da vicinissimo ogni momento della produzione. Non è filiera a km zero, ma poco ci manca.
In che modo educate il cliente al valore di un prodotto più consapevole, lontano dal fast fashion dell’eyewear?
E’ un processo fondamentale ma lungo, che ha lo scopo di cambiare la mentalità dei consumatori, per renderli consapevoli di quello che acquistano – e non solo nel mondo degli occhiali. Secondo noi l’evoluzione del pensiero etico applicato ai consumi non può che essere un processo partecipativo, per questo ci impegniamo ogni giorno per creare una cultura del prodotto made in Italy. Da qualche anno andiamo nelle scuole per ottici (che sono Istituti di istruzione Superiore) e nelle Università dove si laureano gli optometristi, a parlare di filiera sostenibile nel mondo degli occhiali. Le nuove generazioni di professionisti dell’ottica devono sapere che gli occhiali italiani sono i più belli e meglio fatti. Sembra scontato ma non tutti sanno “come” gli occhiali vengono realizzati, e non conoscono la storia e l’eccellenza del nostro distretto.
Guardando al futuro: quali sono le nuove sfide e ambizioni sostenibili che Vanni vuole affrontare nei prossimi anni?
Vogliamo continuare a lavorare sul concetto di benessere visito a 360 gradi: che passa attraverso indossare un paio di occhiali confortevoli che mi fa vedere bene, con cui mi sento bene perchè racconta di me, e di cui conosco la storia, perché VANNI è totalmente trasparente rispetto al suo essere una società che lavora con un’etica, basata sulla tradizione del nostro miglior manifatturiero.
Dobbiamo continuare a spiegare alle persone che si accingono a comprare una montatura, che Made in Italy è meglio, e che se pago troppo poco per un prodotto (e questo vale in tutti i settori di commercio) vorrà dire che c’è qualcuno a qualche punto della filiera che ha pagato un prezzo che noi non vediamo, che è quello di un ambiente non rispettato e diritti dei lavoratori non salvaguardati.
Acquistando prodotti durevoli spezzo il ciclo malsano del consumo uso e getta, e premio chi lavora per proteggere il nostro pianeta e la nostra società. Dobbiamo comprare di meno, e con più attenzione.
La parola chiave è responsabilità. Come azienda ogni giorni siamo tenuti a prendere centinaia di decisioni: ecco, noi ci impegniamo a prenderle sempre in modo responsabile, soppesando ogni alternativa, sapendo che ogni azione genera delle conseguenze. A questo proposito siamo fieri di aver ricevuto nel 2024 a Parigi il premio internazionale “società responsabile” , che ha riconosciuto il nostro lavoro. E che ci spinge a continuare sulla strada intrapresa. Senza bluff.
(Intervista a cura di Viviana Musumeci, founder di Gaiazoe.life)
