Da Vicenza a Milano e ritorno, il percorso della fondatrice di Rose&Leoni attraversa il mondo dell’immagine, del lusso e del digitale per approdare a un gesto concreto: ripensare un capo dimenticato e trasformarlo in risposta reale a un bisogno quotidiano. Formata tra Venezia e Rotterdam, con anni di esperienza nel fotoritocco editoriale e nell’e-commerce di moda, sceglie oggi la lentezza e la coerenza produttiva. Nasce così la Levantina, un pantaloncino sottogonna curato nei dettagli, pensato non per essere nascosto ma per restituire comfort, dignità estetica e consapevolezza a ciò che sta sotto. Un progetto essenziale, radicato nel territorio e guidato da un’idea di sostenibilità pratica e misurata.
Gaiazoe ha intervistato la founder Elisa Lovato
Da Vicenza a Milano e ritorno
Dove è nata?
Sono nata a Vicenza, dove oggi vivo e lavoro. Dopo quasi dieci anni a Milano ho sentito il bisogno di allontanarmi dal ritmo frenetico della città. Rallentando, è nato lo spazio in cui ha preso forma l’idea di Rose&Leoni.
Che sogni aveva da piccola? Li ha realizzati? Come si è formata?
Più che sogni, avevo un’ossessione: capire come la moda costruisce desiderio attraverso le immagini.
Ho poi trovato nel digitale lo strumento giusto: il fotoritocco. Mi sono formata in Nuove Tecnologie delle Arti all’Accademia di Venezia e in fotografia digitale alla Willem de Kooning Academie di Rotterdam.
In seguito ho lavorato a Milano nel fotoritocco per redazionali e pubblicità, ho lavorato con professionisti affermati e ho visto il mio lavoro pubblicato su riviste e affissioni importanti. È stata un’esperienza fondamentale per comprendere non solo l’estetica, ma l’intero processo creativo.
Successivamente, nell’e-commerce di moda di lusso, ho visto da vicino quanto spesso la moda sia pensata per l’immagine più che per la vita reale. Con il tempo, però, ho capito che non mi interessava più soltanto produrre immagini, ma lavorare su capi reali, da indossare ogni giorno.
Dove vive e dove lavora?
Oggi vivo e lavoro a Vicenza. Per Rose&Leoni seguo direttamente ogni fase: design, produzione, web, comunicazione e vendita. È l’unico modo per restare coerenti e per non trasformare un progetto nato da un problema reale nell’ennesimo oggetto “di mercato”.








Il ritorno della Levantina
Come e quando è nata l’idea di creare Rose&Leoni?
È nata da un fastidio molto concreto. Come molte donne, per indossare una gonna senza disagio ricorrevo a soluzioni di ripiego, funzionali ma esteticamente trascurate.
Dopo anni nel settore del lusso mi sono chiesta perché, sotto un capo curato, l’unica opzione fosse qualcosa da nascondere. Cercando alternative ho scoperto che il pantaloncino sottoveste è un capo storico, semplicemente abbandonato. Da lì è nata la Levantina: un pantaloncino sotto-gonna pensato per essere funzionale, curato e degno di essere visto.
La Levantina è l’unico prodotto al momento in vendita?
Sì. La Levantina è l’unico prodotto in vendita, ma in diverse varianti. Ho scelto di concentrarmi su un solo capo perché risponde a un’esigenza precisa, sviluppandolo in stili diversi per adattarsi a look e situazioni differenti. Il progetto rimane volutamente essenziale.
Pensa che creerà altri prodotti o rimarrà focalizzata solo sulla Levantina?
Non mi interessa fare collezioni. Alcuni progetti collaterali nascono però in occasioni specifiche: per il Carnevale di quest’anno ho realizzato una maschera in tulle ricamato, in edizione limitata, che sarà a breve disponibile nello shop.
C’è in qualche modo qualche elemento di sostenibilità nei suoi prodotti?
La sostenibilità in Rose&Leoni è pratica: piccoli lotti, aziende italiane tra Veneto e Lombardia, materiali certificati OEKO-TEX® Standard 100.
Le manifatture sono locali e il rapporto è diretto.
Come si vede fra 5 anni e dove?
Mi vedo ancora qui, a lavorare su Rose&Leoni con la stessa coerenza. Se la Levantina sarà ancora utile, vorrà dire che il progetto ha avuto senso.
(Intervista raccolta da Viviana Musumeci, giornalista green e founder di Gaiazoe.life)