Ci sono oggetti che raccontano un territorio meglio di qualsiasi campagna pubblicitaria. I Pedü, le calzature tradizionali della Valtellina, sono tra questi: un tempo scarpe della quotidianità, realizzate a mano con cura sartoriale e materiali disponibili, oggi tornano a vivere attraverso un progetto che intreccia memoria, artigianato e innovazione sostenibile.
Nato nel 2018, il progetto Pedü recupera un sapere che rischiava di scomparire, raccogliendo l’eredità delle ultime maestre d’arte e affidandola a nuove generazioni di sarte nel laboratorio di Sondrio. La forma originaria incontra oggi materiali a ridotto impatto ambientale, come il feltro in PET riciclato e le suole in gomma riciclata, in un equilibrio tra manualità, ricerca tecnica e attenzione alla qualità.
Ma la sostenibilità non si misura soltanto attraverso i materiali o i processi produttivi. Significa anche preservare competenze, valorizzare il lavoro artigianale e mantenere vivo il legame tra un prodotto e la comunità da cui proviene. Ne parliamo con il fondatore di Pedü, il CEO Thomas Bardeache ci racconta come una calzatura della tradizione valtellinese possa diventare un interprete contemporaneo del quiet luxury: un’eleganza discreta, lontana dai loghi esibiti e dalle tendenze passeggere, che sceglie di esprimersi attraverso la qualità, l’autenticità e la storia.
Una storia legata al territorio della Valtellina
Pedü nasce dal recupero di una calzatura profondamente legata alla storia della Valtellina. Che cosa racconta, secondo lei, questo prodotto della cultura e della vita quotidiana delle comunità valtellinesi di un tempo?
I Pedü erano le scarpe tipiche degli abitanti della Valtellina, realizzate fino agli anni Cinquanta. Erano la calzatura di tutti i giorni, realizzata con tessuti più resistenti e di colore più scuro per il lavoro, e quella della festa, ornata di nastri e fiocchi per cerimonie e occasioni speciali. Raccontano una cultura fondata su maestria sartoriale, essenzialità, sobrietà, rispetto per la materia e lavoro accurato.
Una calzatura tradizionale non è soltanto un oggetto funzionale, ma porta con sé tecniche, materiali, gesti e conoscenze tramandate nel tempo. Quali elementi della lavorazione originaria avete scelto di preservare e quali, invece, avete dovuto reinterpretare?
Nel dare nuova vita al Pedü, abbiamo scelto di custodire i gesti e l’anima della tradizione: il segno sartoriale, l’origine profonda nella nostra valle e la manualità sapiente che ci è stata consegnata dalle ultime maestre d’arte. Quella stessa mano continua a guidare ogni passaggio, cucitura dopo cucitura. Allo stesso tempo, abbiamo scelto di far dialogare questo sapere antico con il presente. Se un tempo la costruzione era interamente manuale con i materiali disponibili, oggi ci affidiamo a macchinari di precisione per garantire una resistenza e un’accuratezza delle finiture superiori, sempre rigorosamente supervisionate dalle nostre sarte. Anche la materia è evoluta: abbiamo reinterpretato la struttura inserendo materiali tecnici e a basso impatto ambientale, come l’intrasuola in feltro di PET riciclato assemblata senza l’uso di colle e la suola Vibram Ecostep.

Il vero cuore del brand
Quanto è importante, per Pedü, che la produzione rimanga legata alla Valtellina? E che cosa significa oggi produrre in un territorio come quello valtellinese, dove la montagna non è soltanto un paesaggio ma una parte dell’identità culturale?
Per Pedü la Valtellina non rappresenta un limite geografico né un semplice sfondo commerciale, ma l’origine e il cuore dei valori del brand. Produrre nel laboratorio di Sondrio significa mantenere viva una storia e un patrimonio culturale tramandato di generazione in generazione, portando avanti l’autenticità e il ‘saper fare’ artigianale.
Il recupero di un prodotto storico può essere considerato una forma di sostenibilità culturale: significa evitare che un sapere scompaia. È anche questa, per voi, una forma di sostenibilità?
Il progetto nasce proprio dalla volontà di salvaguardare un sapere artigianale che rischiava di andare perduto, mantenendo vivo il patrimonio culturale trasmesso tra le famiglie della Valtellina e raccogliendo i segreti delle ultime maestre d’arte.
Quando parliamo di sostenibilità nel mondo della moda e delle calzature pensiamo spesso a materiali, filiere e processi produttivi. Quali sono concretamente le scelte che Pedü compie per ridurre il proprio impatto ambientale?
Pedü sceglie di non utilizzare pellami né parti in plastica. Utilizza tomaie in velluto di cotone, stringhe e fodere in cotone, cuciture in filo di poliestere ad alta resistenza ottenuto da PET riciclato, un’intrasuola composta da quattro strati di feltro da PET riciclato sovrapposti e cuciti senza l’uso di colla, una soletta in lattice 100% naturale e suole Vibram Ecostep in gomma riciclata di origine naturale.
C’è poi una dimensione etica della produzione: chi realizza un prodotto, in quali condizioni lavora, quanto viene valorizzata la competenza artigianale. Come affrontate questi aspetti all’interno della vostra filiera?
Il brand valorizza la competenza artigianale affidando la produzione e il controllo manuale, cucitura per cucitura, alle giovani sarte che hanno appreso i segreti direttamente dalle maestre d’arte depositarie della tradizione. Il rispetto per le persone e per la qualità del lavoro artigianale costituisce un pilastro fondamentale della filiera locale a Sondrio.
Oggi molte aziende utilizzano il territorio come elemento di marketing e storytelling. Come si può raccontare la Valtellina senza trasformarla semplicemente in un’immagine commerciale, ma restituendone davvero la cultura, la storia e l’autenticità?
La Valtellina vive nella comunicazione come l’origine reale e documentata del brand, mai ridotta a semplice etichetta commerciale o a formula pubblicitaria. Il racconto sceglie la via dei luoghi autentici, delle storie vissute e del rispetto profondo per la cultura del territorio, privilegiando una voce sobria e lontana da ogni enfasi o tono commerciale.
La vostra calzatura nasce da una tradizione locale, ma si rivolge inevitabilmente anche a un pubblico contemporaneo. Come si può innovare senza perdere l’identità originaria di un prodotto?
La calzatura mantiene la forma classica e i gesti sartoriali originari, unendoli a standard produttivi moderni, come l’uso di macchine da cucito per le finiture, e a materiali tecnici e sostenibili di altissima qualità, come il feltro in PET riciclato e la suola Vibram Ecostep. Si inserisce così nel segmento del quiet luxury e del lifestyle contemporaneo senza ricorrere a loghi esibiti o tendenze passeggere.
Dalla comunicazione al quiet luxury
Mi racconta un po’ la sua storia? Cosa faceva prima di fondare Pedü e come ci è arrivato?
Il mio percorso imprenditoriale nasce nel settore della comunicazione e della strategia d’impresa: dal 2000 guido come titolare Valtnet, la nostra agenzia di comunicazione a Sondrio. L’arrivo a Pedü, nel 2018 con Zimberg, nasce da un legame profondo con il territorio e da una visione precisa. Conoscevo la storia e la cultura della Valtellina e mi sono reso conto che un patrimonio straordinario, custodito dalle ultime maestre d’arte, rischiava di svanire per sempre. Da imprenditore, ho visto la possibilità di unire le competenze di comunicazione e marketing maturate in anni di lavoro con il recupero di una storia unica. Non si trattava di fare una semplice operazione nostalgica, ma di applicare una visione di business contemporanea a un sapere artigianale antichissimo, trasformando la calzatura tradizionale dei nostri nonni in un progetto di lusso consapevole e senza tempo.
Guardando al futuro, quale ruolo vorreste che Pedü avesse nel raccontare la Valtellina? Vorreste che il vostro prodotto fosse percepito semplicemente come una calzatura oppure come un piccolo ambasciatore della storia, della cultura e dei valori di questo territorio?
Pedü sceglie di vivere come un modo di stare nel mondo e come un ambasciatore naturale della storia, della cultura, dell’eleganza discreta e dei valori della Valtellina, superando la dimensione di semplice oggetto commerciale o calzatura da esibire; anche per questo, ogni dettaglio custodisce l’autenticità di un territorio che sceglie di farsi riconoscere attraverso la sostanza.
(intervista raccolta da Viviana Musumeci, founder di Gaiazoe.life)


