Ogni capo d’abbigliamento che rimane inutilizzato nell’armadio rappresenta una risorsa ancora preziosa. Se conferito correttamente, può evitare sprechi, ridurre l’impatto ambientale dell’industria della moda e trasformarsi in un aiuto concreto per progetti sociali. È proprio da questa visione che nasce la nuova collaborazione tra Scarpamondo e Humana People to People Italia, una partnership che unisce economia circolare, solidarietà e coinvolgimento diretto dei consumatori.
L’iniziativa, denominata “Facciamo la differenza”, rappresenta un esempio concreto di come il settore retail possa contribuire alla transizione verso un modello di consumo più responsabile, premiando chi sceglie di dare una seconda vita ai propri abiti.
Scarpamondo e Humana insieme per promuovere la moda circolare
In tutti i 46 punti vendita Scarpamondo presenti sul territorio italiano sono stati installati gli Ecobox di Humana, contenitori dedicati alla raccolta di abiti e scarpe usati.
L’obiettivo è semplice quanto efficace: invitare i clienti a portare capi ancora utilizzabili, purché puliti e in buono stato, evitando che finiscano prematuramente tra i rifiuti.
Per incentivare questo gesto virtuoso, Scarpamondo riconosce ai clienti che effettuano una donazione uno sconto di 5 euro, utilizzabile su una spesa minima di 40 euro.
Un piccolo incentivo economico che diventa il punto di partenza di un percorso molto più ampio, capace di generare benefici sia ambientali sia sociali.
Che fine fanno gli abiti raccolti?
Una delle domande più frequenti riguarda proprio il destino degli abiti donati. Nel caso della collaborazione con Humana, la filiera è completamente trasparente e tracciabile.
Tutti i materiali raccolti vengono trasferiti presso l’impianto di selezione di Pregnana Milanese, dove vengono controllati, classificati e igienizzati.
Successivamente i capi seguono differenti percorsi a seconda del loro stato di conservazione:
- vengono rimessi in vendita nei 21 negozi Humana presenti in Italia;
- raggiungono gli oltre 500 punti vendita Humana distribuiti in Europa;
- oppure vengono inviati alle organizzazioni Humana presenti in Mozambico, Malawi e Zambia, dove vengono commercializzati localmente.
Il valore economico generato dalla vendita non rappresenta un profitto privato, ma viene reinvestito nei numerosi programmi sociali e ambientali portati avanti dalla federazione Humana.
Questo è uno degli aspetti più interessanti dell’economia circolare: un semplice gesto come donare un vestito può trasformarsi in un aiuto concreto per migliaia di persone.
Economia circolare: un modello che riduce gli sprechi
Negli ultimi anni il settore della moda è diventato uno dei comparti più impattanti dal punto di vista ambientale. Produzione intensiva, consumo di acqua, emissioni di CO₂ e crescita del fast fashion hanno aumentato enormemente la quantità di rifiuti tessili prodotti ogni anno.
Secondo le più recenti analisi europee, milioni di tonnellate di tessili finiscono ancora in discarica o negli inceneritori, nonostante una parte significativa possa essere riutilizzata o riciclata.
Donare gli abiti quando non vengono più utilizzati significa invece:
- prolungarne il ciclo di vita;
- ridurre la richiesta di nuove materie prime;
- diminuire la produzione di rifiuti;
- sostenere un’economia basata sul riuso.
Ogni capo riutilizzato rappresenta infatti un nuovo prodotto che non dovrà essere realizzato da zero, con un conseguente risparmio di acqua, energia e materie prime.
I progetti sociali sostenuti da Humana
L’attività di Humana non si limita alla raccolta degli abiti.
In Italia l’organizzazione realizza numerosi progetti rivolti alle comunità locali, tra cui:
- orti di comunità, attualmente presenti in provincia di Milano;
- percorsi di educazione alla cittadinanza globale nelle scuole;
- iniziative di riforestazione e piantumazione.
A livello internazionale Humana People to People opera invece in 49 Paesi, sviluppando programmi nei settori dell’istruzione, della salute, dello sviluppo comunitario e dell’agricoltura sostenibile.
Ogni anno le attività della federazione raggiungono oltre 17 milioni di beneficiari, dimostrando come il recupero degli abiti possa diventare uno strumento concreto di cooperazione internazionale.
Il sostegno di Scarpamondo a un progetto in Malawi
La collaborazione non si limita alla raccolta dei capi usati.
Scarpamondo ha infatti deciso di sostenere economicamente anche uno dei programmi di formazione professionale promossi da Humana in Malawi, uno dei Paesi dove la disoccupazione giovanile rappresenta ancora una delle principali criticità economiche e sociali.
Dal 1997 la consociata locale DAPP Malawi gestisce la Mikolongwe Vocational School, un istituto che offre percorsi tecnico-professionali destinati ai giovani.
Grazie al contributo di Scarpamondo, dieci ragazzi e ragazze potranno frequentare corsi specializzati nel settore della meccanica, acquisendo competenze richieste dal mercato del lavoro.
Il programma non si limita alla formazione teorica, ma accompagna gli studenti anche nell’inserimento professionale e nella creazione di micro-imprese autonome, offrendo opportunità concrete di crescita economica.
Quando la sostenibilità diventa un’azione condivisa
Le dichiarazioni dei rappresentanti delle due organizzazioni evidenziano una visione comune.
Per Alfio Fontana, CSR & Corporate Partnership Manager di Humana Italia, questa collaborazione dimostra come imprese e organizzazioni possano costruire insieme modelli capaci di generare impatti positivi sia sull’ambiente sia sulla società, trasformando valori condivisi in azioni concrete.
Anche Linda Porrino, Marketing Manager di Scarpamondo, sottolinea come l’iniziativa rappresenti un ulteriore passo nel percorso di sostenibilità dell’azienda, coinvolgendo direttamente i clienti nella scelta di consumare in maniera più responsabile e contribuendo, allo stesso tempo, alla formazione professionale dei giovani in Malawi.
Perché iniziative come questa fanno davvero la differenza
Sempre più spesso si parla di sostenibilità come di un concetto astratto. In realtà, esempi come quello di Scarpamondo e Humana dimostrano che la transizione ecologica passa soprattutto attraverso gesti semplici e facilmente replicabili.
Portare un paio di scarpe o una giacca inutilizzata in un punto di raccolta significa evitare uno spreco, ridurre l’impatto ambientale della moda e contribuire, indirettamente, al finanziamento di progetti educativi e di sviluppo sociale.
È questo il vero significato dell’economia circolare: trasformare ciò che non utilizziamo più in una nuova opportunità.
E forse è proprio questa la sfida più importante della moda del futuro: non acquistare semplicemente in modo più consapevole, ma imparare a considerare ogni capo come una risorsa che continua ad avere valore anche quando esce dal nostro guardaroba.
(a cura di Gaiazoe.life)


