Responsabilità, tracciabilità e produzione circolare entrano nel guardaroba delle Nazioni Unite. Un progetto che unisce creatività italiana, filiere tessili responsabili e cooperazione internazionale, trasformando un capo d’abbigliamento in un manifesto concreto di sostenibilità.
La sostenibilità può diventare un linguaggio visibile, capace di raccontare valori e scelte anche attraverso ciò che indossiamo. È da questa prospettiva che nasce Dressing The Values, il progetto che ha portato all’ONU di Ginevra una nuova collezione di divise responsabili, tracciabili e circolari, destinate alle guide che ogni anno accolgono migliaia di visitatori al Palais des Nations.
La collezione è stata presentata nell’ambito delle celebrazioni per il 70° anniversario della Missione della Rappresentanza Permanente d’Italia a Ginevra, alla presenza dell’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, della Fondazione Pistoletto Cittadellarte e della Rappresentanza Permanente d’Italia.
Un’iniziativa che mette al centro il valore della collaborazione internazionale, dimostrando come la sostenibilità possa tradursi in azioni concrete attraverso il dialogo tra istituzioni, designer e produttori.
Quando una divisa racconta i valori di un’istituzione
Ogni anno, migliaia di persone attraversano gli spazi del Palais des Nations per conoscere la storia delle Nazioni Unite, visitare i suoi edifici e comprendere il ruolo del multilateralismo. Per molti visitatori, il primo contatto con l’organizzazione è rappresentato proprio dalle guide.
Le nuove divise diventano così uno strumento di comunicazione che va oltre la funzione pratica dell’abbigliamento. Rappresentano un modo per rendere visibili i valori di accoglienza, dialogo, inclusione e attenzione al futuro.
Come ha dichiarato Tatiana Valovaya, Direttrice Generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, le guide sono spesso le prime persone che i visitatori incontrano al Palais des Nations. Le nuove uniformi incarnano i valori che queste persone rappresentano quotidianamente, insieme all’impegno per un futuro più sostenibile.
Un messaggio che trova nella moda un mezzo di espressione capace di raggiungere un pubblico internazionale.
Il Terzo Paradiso incontra la moda responsabile
Il progetto Dressing The Values nasce dall’incontro tra la visione artistica e sociale di Michelangelo Pistoletto e il concetto di Terzo Paradiso: un equilibrio tra natura, società e innovazione.
Un principio che invita a ripensare il rapporto tra essere umano e ambiente, superando una logica di contrapposizione per costruire nuove forme di convivenza e responsabilità.
La collezione è stata progettata dallo stilista Tiziano Guardini, sotto la guida di Cittadellarte Fashion B.E.S.T., il progetto dedicato alla sostenibilità nella moda promosso dalla Fondazione Pistoletto.
L’obiettivo è trasformare un principio filosofico in una pratica produttiva, dimostrando che la responsabilità ambientale e sociale può entrare concretamente nei processi di progettazione e realizzazione di un capo.
«Queste divise rappresentano molto più di un semplice abbigliamento: sono un manifesto concreto di responsabilità sociale e un messaggio visibile di rispetto per il nostro pianeta», ha dichiarato Paolo Naldini, Direttore di Fondazione Pistoletto Cittadellarte.
Una filiera italiana, dalla materia prima al prodotto finito
Uno degli aspetti più significativi dell’iniziativa riguarda la filiera produttiva. Le nuove divise rappresentano infatti il primo capo realizzato interamente attraverso la supply chain Slow Fiber, una rete che riunisce realtà tessili e manifatturiere impegnate nella produzione responsabile.
La collezione è realizzata con filato 100% lana di Di.Vè, tessuto da Achille Pinto e tinto e nobilitato da Tintoria Finissaggio 2000. Il taglio e il confezionamento sono affidati a Pattern, mentre le fodere sono state fornite da Tintoria Stamperia di Lambrugo.
Il coordinamento dell’intero processo è stato curato da MagnoLab.
Un sistema produttivo che mette in relazione competenze diverse, valorizzando il patrimonio manifatturiero italiano e la possibilità di costruire una filiera più consapevole.
La tracciabilità diventa così un elemento fondamentale: non soltanto conoscere il prodotto finito, ma comprendere il percorso che lo ha reso possibile, le realtà coinvolte e le scelte compiute lungo la catena produttiva.
La sostenibilità come pratica di cooperazione
Il progetto evidenzia una questione centrale per il futuro della moda: la sostenibilità non può essere affidata esclusivamente alla creatività del singolo designer o alla scelta di un materiale.
Richiede un ripensamento dei processi, una collaborazione tra i diversi attori della filiera e una maggiore responsabilità condivisa.
In questo senso, Dressing The Values rappresenta un esempio di come le partnership possano contribuire alla realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, trasformando principi e dichiarazioni in progetti tangibili.
La collaborazione tra istituzioni internazionali, designer e produttori italiani dimostra che la moda può diventare uno spazio di sperimentazione, nel quale l’innovazione non riguarda soltanto l’estetica, ma anche il modo in cui le cose vengono progettate, realizzate e utilizzate.
Le nuove divise saranno indossate quotidianamente dalle guide dell’ONU di Ginevra, entrando così in relazione con migliaia di persone provenienti da tutto il mondo.
Un capo d’abbigliamento può diventare un messaggio. E quando quel messaggio è sostenuto da una filiera responsabile e da una visione condivisa, la moda può contribuire a rendere la sostenibilità qualcosa di più di un concetto: una pratica concreta, riconoscibile e quotidiana.
(a cura di Gaiazoe.life)


