Alla Fondazione Sozzani, giovani designer e materiali di recupero si incontrano per ripensare il futuro della moda. Dal 27 al 29 ottobre, Fashion Beyond Waste mette al centro economia circolare, creatività e nuove possibilità progettuali.
E se un’imperfezione non fosse qualcosa da nascondere, ma il punto di partenza per creare qualcosa di nuovo? È da questa domanda che prende forma il workshop di id.eight, un brand innovativo di sneaker sostenibili fondato a Firenze da Dong Seon Lee e Giuliana Borzillo, in programma il 28 ottobre 2026 alla Fondazione Sozzani di Milano.
Il progetto id.eight rappresenta un passo significativo verso un futuro più sostenibile nel design delle calzature.
L’iniziativa si inserisce in Fashion Beyond Waste | ZEROW, l’appuntamento dedicato alla sperimentazione sostenibile nella moda, in programma dal 27 al 29 ottobre. Protagonisti del workshop saranno gli studenti di Domus Academy, iscritti al Bachelor of Arts in Fashion Design, e del Milan Fashion Institute, chiamati a reinterpretare le sneaker ID.EIGHT attraverso l’utilizzo di tessuti recuperati.
L’obiettivo non è semplicemente decorare una calzatura, ma esplorare nuove possibilità di design partendo da ciò che esiste già. Un esercizio creativo che mette in discussione l’idea di prodotto perfetto e invita a considerare il recupero come una risorsa progettuale.
Upcycling nella moda: dai tessuti inutilizzati a nuove possibilità creative
Il workshop prenderà avvio da una scheda tecnica realizzata da Dong Seon Lee, co-fondatore e designer di ID.EIGHT. A partire da queste indicazioni, gli studenti svilupperanno proposte creative che integrino i tessuti recuperati messi a disposizione da ZEROW.
Sarà Giuliana Borzillo, co-fondatrice del brand, a valutare i progetti e accompagnarne la messa a punto. Le proposte selezionate passeranno quindi alla fase pratica, durante la quale i tessuti deadstock di ZEROW verranno applicati alle sneaker, trasformando calzature imperfette in pezzi unici.
Il valore dell’esperienza sta anche nel suo carattere formativo. L’upcycling, infatti, non è soltanto una pratica creativa, ma un approccio che richiede competenze tecniche, conoscenza dei materiali e capacità di immaginare soluzioni alternative. Coinvolgere i giovani designer significa portare questi principi dentro i processi di formazione, affinché la progettazione circolare diventi una competenza concreta per chi lavorerà nella moda di domani.
«Una scarpa con un piccolo difetto è una scarpa che aspetta una seconda idea: ai ragazzi chiediamo di farne il punto di partenza, perché è così che una sneaker imperfetta può diventare un pezzo unico, e che l’upcycling smette di essere un’idea e diventa mestiere», spiega Giuliana Borzillo.
ZEROW e il valore dei materiali che la moda lascia indietro
Al centro del progetto ci sono anche i tessuti forniti da ZEROW, provenienti dalle giacenze dei grandi brand italiani del lusso. Materiali di elevata qualità che, pur conservando le proprie caratteristiche, rischiano di rimanere inutilizzati.
Recuperarli e reintrodurli in un nuovo processo creativo significa intervenire su una delle questioni più rilevanti per la sostenibilità del sistema moda: la gestione delle rimanenze e degli sprechi.
«I tessuti che gli studenti useranno sono recuperati dalle giacenze dei grandi brand italiani del lusso: materiali di altissima qualità, rimasti però inutilizzati. Riportarli in circolo su sneaker che sarebbero state scartate è il modo più concreto per promuovere un cambio di prospettiva: riconoscere nelle rimanenze non un punto di arrivo, ma una risorsa da cui partire per immaginare nuove possibilità progettuali. È questo l’approccio che vogliamo diventi naturale per chi darà forma alla moda di domani», afferma Gabriele Rorandelli, CEO di ZEROW.
Il principio è quello dell’economia circolare: prolungare la vita dei materiali, ridurre la necessità di nuove risorse e ripensare il valore di ciò che viene escluso dai tradizionali processi produttivi.
Naturalmente, il recupero di un materiale non è sufficiente, da solo, a rendere sostenibile un prodotto. Contano anche le lavorazioni necessarie, la durata del risultato e la possibilità di continuare a utilizzare la calzatura nel tempo. È proprio qui che il design può fare la differenza, trasformando un’intenzione sostenibile in una soluzione concreta.
(a cura di Gaiazoe.life)


