Un evento che mette al centro la qualità, non solo la passerella
Ci sono eventi che lasciano il segno non tanto per la spettacolarità della sfilata, quanto per la qualità delle persone che riescono a riunire. È la sensazione che ho portato con me dopo aver partecipato all’evento organizzato a Torri del Benaco da PBPress, l’agenzia guidata da Paola Buonacara, che ancora una volta ha dimostrato come sia possibile creare un appuntamento capace di coniugare moda, territorio, artigianato e cultura con un livello qualitativo tutt’altro che scontato.
La serata, presentata dalla blogger e comunicatrice Sara Cantoni, ha visto il sostegno di partner come Tesla, Hotel Al Caminetto, Gardesana Hotel e Cantina Sociale Bergamasca. Tra gli espositori erano presenti Le Boxette e CasualChic21, mentre sulla passerella si sono alternati designer come Elise Kaoscreativo, Cuorofilla e Atelier Andreina Morelli. A causa del maltempo non tutti hanno potuto sfilare: è stato il caso di Traversi Studio, che ho avuto il piacere di conoscere il giorno successivo durante il Luxury Market.
Ed è stato proprio quel momento di confronto diretto con designer e artigiani a rappresentare, per me, il vero valore dell’intera manifestazione.
Quando la sostenibilità diventa un gesto quotidiano
Da anni racconto la sostenibilità nel mondo della moda e spesso mi capita di imbattermi in progetti che utilizzano questa parola come semplice slogan. A Torri del Benaco, invece, ho incontrato persone che la sostenibilità la vivono ogni giorno, trasformandola in ricerca, creatività e responsabilità.
La cosa che più mi ha colpito è stata la presenza di giovani designer che hanno scelto di costruire il proprio lavoro partendo dal recupero dei materiali, dalla produzione limitata, dall’artigianato e dalla valorizzazione del territorio, dimostrando che esiste un modo diverso di fare impresa nel settore fashion.
Cuorofilla: quando la natura diventa arte da indossare
Tra gli incontri più interessanti c’è stato quello con Silvia, fondatrice di Cuorofilla.
Il suo lavoro nasce da un dialogo continuo con la natura. Grazie all’ecoprint, foglie e piante diventano protagoniste di stampe uniche, trasformando ogni capo in un racconto irripetibile. Durante i suoi viaggi raccoglie foglie che porta con sé e che successivamente imprime sui tessuti, creando una connessione autentica tra il paesaggio visitato e l’abito.
Per Silvia la natura non è soltanto fonte di ispirazione estetica: è uno strumento di comunicazione. Ogni foglia racconta la biodiversità di un territorio e invita chi indossa quel capo a sentirsi parte di una storia più grande.
La sua ricerca va ben oltre la moda. Mi ha raccontato del crescente interesse verso la terra cruda, gli intonaci naturali e i biomateriali, immaginando un futuro in cui design, architettura e ambiente possano dialogare sempre di più.
Particolarmente affascinante è anche il richiamo all’antica pratica indiana dell’Ayurvastra, che utilizza piante officinali per tingere i tessuti. Al di là dell’aspetto culturale, il messaggio è molto concreto: ridurre l’utilizzo di coloranti sintetici derivati dal petrolio significa prendersi cura sia del pianeta sia della pelle.
CasualChic21: creare meno, ma creare meglio
Un’altra storia che racconta perfettamente il valore della moda lenta è quella di Désirée, fondatrice di CasualChic21.
La sua filosofia parte da un principio semplice: creare accessori destinati ad accompagnare le persone nel tempo, superando la logica delle tendenze stagionali.
Ogni creazione nasce su richiesta del cliente, che partecipa alla scelta dei tessuti, dei colori e dei dettagli. Un processo condiviso che restituisce valore all’oggetto e crea un forte legame emotivo con chi lo indosserà.
Mi ha colpito soprattutto il progetto che Désirée definisce “Riciclo Emozionale”: capi custoditi per anni nei cassetti, troppo importanti per essere eliminati ma ormai inutilizzati, vengono trasformati in nuove creazioni, conservandone il valore affettivo.
È una delle interpretazioni più interessanti dell’upcycling che abbia incontrato negli ultimi anni: non si recuperano soltanto materiali, ma anche ricordi.

Le Boxette: una borsa che cambia insieme a chi la indossa
Anche Roberta, designer di Le Boxette, propone una riflessione molto attuale sul tema della sostenibilità.
Le sue borse trasformabili sono progettate per adattarsi a situazioni diverse, permettendo a un unico accessorio di assumere funzioni differenti. Un modo intelligente per allungare la vita di un prodotto e ridurre la necessità di acquistarne continuamente di nuovi.
La produzione avviene insieme ad artigiani del territorio romagnolo, mantenendo una filiera corta e un rapporto diretto con chi realizza ogni pezzo.
Interessante anche la sua posizione sul tema dei materiali: pur seguendo con attenzione l’evoluzione delle nuove alternative, ritiene che oggi una pelle di alta qualità, destinata a durare molti anni, possa ancora rappresentare una scelta più sostenibile rispetto ad alcuni materiali sintetici che tendono a deteriorarsi più rapidamente. Un punto di vista che invita a riflettere sull’intero ciclo di vita dei prodotti, andando oltre le semplificazioni.
La creatività dei giovani è il vero patrimonio della moda italiana
Lasciando Torri del Benaco ho avuto una sensazione che, negli ultimi tempi, non è così frequente: l’ottimismo.
Troppo spesso raccontiamo il mondo della moda attraverso le sue criticità — fast fashion, sprechi, consumo compulsivo — dimenticando che esiste un’intera generazione di designer che sta costruendo un modello diverso.
Un modello fatto di ricerca, creatività, artigianato, recupero dei materiali, produzioni limitate e valorizzazione del Made in Italy.
Non è un ritorno nostalgico al passato, ma un modo nuovo di guardare al futuro.
Il merito di PBPress: creare occasioni che fanno crescere il territorio
Per questo credo che il lavoro svolto da Paola Buonacara e dalla sua agenzia PBPress meriti di essere riconosciuto.
Organizzare eventi di questo livello significa offrire visibilità a realtà che spesso faticano a trovare spazio nei grandi circuiti commerciali, creando occasioni di incontro tra creativi, pubblico, giornalisti e operatori del settore.
È proprio da manifestazioni come questa che possono nascere nuove collaborazioni, nuove idee e nuove opportunità per tanti giovani talenti.
Se il futuro della moda italiana sarà capace di valorizzare sempre di più il riuso, il riciclo, l’upcycling, la qualità artigianale e il legame con il territorio, allora c’è davvero motivo di guardare avanti con fiducia.
Dopo Torri del Benaco torno a casa con una convinzione ancora più forte: la creatività, quando incontra consapevolezza e passione, rimane il più prezioso dei materiali rinnovabili.
(a cura di Viviana Musumeci)


