Oggi 8 giugno si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani, un’occasione per riflettere sul ruolo fondamentale che il mare svolge per la salute del Pianeta e per il nostro stesso futuro. Eppure, nonostante gli oceani regolino il clima, producano gran parte dell’ossigeno che respiriamo e custodiscano una straordinaria biodiversità, la conoscenza pubblica di questi ecosistemi rimane ancora limitata.
A evidenziarlo è una recente ricerca commissionata da Marine Stewardship Council (MSC), organizzazione internazionale non profit impegnata nella promozione della pesca sostenibile. L’indagine, realizzata da Globescan su oltre 800 persone in Italia, fotografa un quadro fatto di preoccupazione per lo stato degli oceani, ma anche di numerosi luoghi comuni e informazioni poco conosciute.
Un patrimonio immenso che conosciamo ancora poco
I dati mostrano che quasi un italiano su quattro (22%) non sa che gli oceani coprono una superficie più ampia delle terre emerse. Eppure circa il 71% della superficie terrestre è ricoperta dall’acqua, che rappresenta il più grande sistema di supporto alla vita del Pianeta.
Non solo. Il 42% degli intervistati ignora che il punto più profondo dell’oceano superi l’altezza del Monte Everest. Nella Fossa delle Marianne, infatti, il Challenger Deep raggiunge una profondità di circa 10.935 metri, ben oltre gli 8.848 metri della montagna più alta del mondo.
Anche il tema dell’inquinamento marino continua a essere sottovalutato: il 27% delle persone non sa che i rifiuti, soprattutto quelli plastici, riescono a raggiungere perfino gli abissi oceanici. Studi scientifici hanno documentato la presenza di plastica a quasi 11.000 metri di profondità, dimostrando come l’impronta umana arrivi ormai anche negli ecosistemi più remoti del pianeta.
Pesca eccessiva: un problema reale, ma non irreversibile
Se il 75% degli italiani riconosce che la pesca eccessiva è oggi più diffusa rispetto a cinquant’anni fa, persistono però alcune convinzioni errate. Il 31% degli intervistati ritiene che l’oceano sia troppo vasto perché i pesci possano esaurirsi, mentre il 39% pensa che una popolazione ittica sovrasfruttata non possa più recuperare.
La realtà è più complessa. Secondo i dati FAO, circa il 37% delle popolazioni ittiche monitorate a livello globale viene sfruttato oltre livelli biologicamente sostenibili. Tuttavia, numerosi esempi dimostrano che, quando vengono adottate misure di gestione efficaci e basate su evidenze scientifiche, gli stock ittici possono tornare a livelli sani di abbondanza.
Il recupero del tonno rosso dell’Atlantico orientale e del Mediterraneo rappresenta uno dei casi più significativi: una specie che, dopo aver rischiato il collasso, ha mostrato importanti segnali di ripresa grazie a rigorose misure di gestione internazionale.
Locale non significa sempre sostenibile
Tra i dati più interessanti emersi dal sondaggio c’è anche quello relativo alle scelte di consumo. Il 45% degli italiani ritiene che un pesce proveniente da filiere locali sia automaticamente sostenibile. In realtà, la sostenibilità non dipende esclusivamente dalla distanza percorsa dal prodotto.
Uno stock ittico locale può infatti essere sovrasfruttato, come accade in molte aree del Mediterraneo, dove oltre la metà delle popolazioni ittiche monitorate risulta sottoposta a una pressione eccessiva. Per valutare la sostenibilità di una pesca è necessario considerare diversi aspetti: lo stato della popolazione ittica, l’impatto sull’ecosistema marino e l’efficacia delle misure di gestione adottate.
Una preoccupazione condivisa
Nonostante le lacune informative, emerge un dato incoraggiante: il 91% degli intervistati dichiara di essere preoccupato per la salute degli oceani. Cambiamento climatico, inquinamento e perdita di biodiversità marina sono percepiti come minacce concrete e urgenti.
La sfida, oggi, è trasformare questa preoccupazione in conoscenza e in azioni consapevoli. Comprendere il funzionamento degli ecosistemi marini significa infatti riconoscere quanto il nostro benessere sia profondamente intrecciato a quello degli oceani.
Perché proteggere il mare non riguarda soltanto chi vive sulle coste: riguarda tutti noi. Ogni scelta quotidiana, dal consumo alimentare alla riduzione della plastica monouso, contribuisce a costruire un futuro in cui gli oceani possano continuare a svolgere il loro ruolo essenziale per la vita sul Pianeta.
(a cura di Gaiazoe.life)