Il governo Meloni ha migliorato o peggiorato la situazione ambientale italiana? È una domanda che non ammette una risposta semplicistica.
Dal suo insediamento, nell’ottobre 2022, l’Italia ha registrato una riduzione delle emissioni di gas serra e una forte crescita delle energie rinnovabili. Ma nello stesso periodo il governo ha difeso il ruolo del gas, ha sostenuto il rinvio dell’uscita dal carbone, ha contestato alcuni pilastri del Green Deal europeo e ha assunto una posizione contraria alla legge europea sul ripristino della natura.
Quindi, per capire cosa ha fatto il governo Meloni per l’ambiente, è necessario distinguere tra risultati del sistema italiano, decisioni governative e obiettivi ancora lontani.
Emissioni in calo: ma non è un risultato da attribuire interamente al governo
Partiamo dal dato più importante.
Secondo Istat, le emissioni di gas climalteranti dell’economia italiana sono diminuite del 5,9% nel 2023 e di un ulteriore 2,8% nel 2024. Nel 2024 sono scese a circa 386 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente.
È un dato positivo, ma bisogna evitare una semplificazione: non significa che il governo Meloni abbia prodotto direttamente questa riduzione.
Nel 2023, per esempio, il calo delle emissioni è stato favorito dalla diminuzione della domanda elettrica e dalla maggiore produzione da fonti rinnovabili, oltre che dalla riduzione dell’utilizzo di gas naturale e carbone. Lo stesso Istat segnala inoltre l’influenza di fattori come il clima particolarmente mite.
Nel 2024, invece, le emissioni delle attività produttive sono diminuite del 4,5%, mentre quelle delle famiglie sono aumentate del 2,2%, soprattutto a causa del trasporto su strada.
Conclusione: le emissioni italiane stanno diminuendo, ma questo dato non può essere utilizzato né per attribuire tutto il merito al governo né per sostenere che la politica ambientale italiana sia necessariamente sufficiente.
Rinnovabili: la crescita c’è, ed è significativa
Uno dei dati più incoraggianti riguarda le energie rinnovabili.
Nel 2025 l’Italia ha installato 7,2 GW di nuova capacità rinnovabile, portando la potenza complessiva installata da fonti rinnovabili a 83,5 GW. Il fotovoltaico ha raggiunto 43,5 GW e l’eolico 13,6 GW.
Sempre nel 2025, le fonti rinnovabili hanno coperto circa il 41% del fabbisogno elettrico nazionale, mentre la produzione fotovoltaica ha raggiunto il record di 44,3 TWh.
Sono numeri importanti.
Ma anche in questo caso bisogna distinguere: la crescita delle rinnovabili non è un fenomeno nato con il governo Meloni. È il risultato di investimenti pubblici e privati, politiche europee e nazionali, sviluppo tecnologico e dinamiche di mercato che attraversano più governi.
Il vero interrogativo è quindi un altro: la velocità di crescita è sufficiente per raggiungere gli obiettivi climatici del 2030?
Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, non ancora.
L’Italia rischia di non raggiungere alcuni obiettivi climatici
L’analisi dell’European Environment Agency evidenzia che l’Italia ha compiuto progressi importanti, ma continua ad avere problemi nel raggiungimento degli obiettivi climatici al 2030.
Per i settori coperti dall’Effort Sharing Regulation, le proiezioni indicano una riduzione delle emissioni del 41% rispetto al 2005, contro un obiettivo del 43,7%. Anche la crescita delle rinnovabili dovrebbe accelerare per raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030.
La stessa Commissione europea, nella valutazione del piano energetico italiano, aveva evidenziato criticità sulle emissioni, sull’efficienza energetica e sulla necessità di politiche più incisive.
Questo significa che il problema non è che l’Italia non stia facendo nulla.
Il problema è la velocità della transizione.
Il gas resta centrale nella strategia energetica
È probabilmente uno dei punti più controversi della politica ambientale del governo Meloni.
La strategia italiana continua a considerare il gas naturale una componente importante della sicurezza energetica e del mix nazionale.
Il governo ha sostenuto una strategia che punta anche a trasformare l’Italia in un hub energetico nel Mediterraneo, diversificando le forniture dopo la crisi provocata dall’invasione russa dell’Ucraina.
Dal punto di vista della sicurezza energetica, la scelta ha una sua logica.
Dal punto di vista climatico, però, il problema è evidente: il gas è comunque un combustibile fossile.
La stessa Commissione europea aveva già osservato, nella valutazione del precedente piano energetico italiano, che la centralità del gas nel futuro mix energetico poteva entrare in contraddizione con gli obiettivi di decarbonizzazione.
Nel 2026, inoltre, Reuters ha evidenziato come l’elevata dipendenza italiana dal gas continui a rappresentare un elemento di vulnerabilità del sistema energetico.
Il carbone: l’uscita è stata rinviata
Qui la responsabilità politica è più facilmente individuabile.
L’Italia aveva programmato l’uscita dal carbone nella generazione elettrica entro il 2025, con le specificità previste dal piano energetico nazionale.
Nel 2026 il governo ha invece sostenuto il rinvio della chiusura definitiva degli impianti al 2038, 13 anni oltre la scadenza originaria. La misura è stata approvata dalla Camera e deve completare l’iter parlamentare.
La motivazione è legata soprattutto alla sicurezza energetica in una fase di forte instabilità internazionale.
Ma dal punto di vista climatico la scelta rappresenta un evidente rallentamento dell’uscita da una delle fonti fossili più inquinanti.
Ed è una scelta particolarmente significativa perché nel 2024, durante la presidenza italiana del G7, i Paesi del gruppo avevano concordato l’obiettivo di eliminare la produzione elettrica da carbone entro il 2035.
Auto elettrica: il governo ha contestato la strategia europea
Un altro terreno di scontro è quello della mobilità.
Nel 2024 Giorgia Meloni ha definito il percorso europeo verso lo stop alla vendita di nuove auto a combustione dal 2035 una scelta “autodistruttiva”, sostenendo che la transizione dovesse proteggere la competitività dell’industria automobilistica europea.
Pochi mesi prima, la presidente del Consiglio aveva annunciato l’intenzione del governo di cercare di modificare la normativa europea.
Anche qui bisogna distinguere la posizione politica dal risultato concreto: la normativa europea non è stata cancellata dal governo italiano.
Il problema ambientale resta però importante perché i trasporti rappresentano uno dei settori nei quali l’Italia deve ottenere riduzioni significative delle emissioni.
E proprio nel 2024 le emissioni delle famiglie sono aumentate, principalmente per il trasporto stradale.
Nature Restoration Law: l’Italia ha votato contro
Un’altra scelta significativa riguarda la biodiversità.
Il 17 giugno 2024 il Consiglio dell’Unione europea ha approvato definitivamente la Nature Restoration Law, il regolamento europeo che prevede misure per ripristinare almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell’UE entro il 2030.
L’Italia ha votato contro il provvedimento, insieme a Polonia e Slovacchia. Il risultato ufficiale del voto è disponibile nel registro del Consiglio dell’Unione europea.
La legge è stata comunque approvata.
È importante quindi essere precisi: il governo italiano non ha impedito l’approvazione della Nature Restoration Law, ma ha espresso formalmente la propria opposizione al testo.
Per un governo che dichiara di voler tutelare il patrimonio naturale italiano, è una scelta politicamente rilevante.
Consumo di suolo: il problema non nasce con Meloni, ma non è stato risolto
C’è poi un tema che non può essere attribuito esclusivamente all’attuale governo: il consumo di suolo.
Secondo l’European Environment Agency, dal 2006 l’Italia ha perso oltre 120.000 ettari di suolo per impermeabilizzazione. Il fenomeno continua a esercitare una forte pressione sugli ecosistemi.
Questo è un problema strutturale che attraversa diversi governi.
Ma proprio per questo la domanda da porsi è: quanto è stata incisiva l’azione dell’esecutivo Meloni nel contrastarlo?
La risposta, almeno guardando ai risultati complessivi, non consente di parlare di una svolta.
PNRR e transizione verde: non tutto è stato cancellato
Anche qui è necessario evitare una narrazione troppo semplice.
Il governo Meloni ha modificato il PNRR ereditato dal precedente esecutivo e ha integrato il piano con il capitolo REPowerEU, destinato anche alla sicurezza energetica e alla transizione verso fonti più pulite.
Non è quindi corretto affermare che il governo abbia “cancellato il PNRR verde”.
Il punto da verificare è piuttosto quali investimenti verranno effettivamente realizzati e quale sarà il loro impatto sulla riduzione delle emissioni, sull’efficienza energetica e sulla dipendenza dai combustibili fossili.
Quindi: cosa ha fatto il governo Meloni per l’ambiente?
Se vogliamo fare un bilancio serio, possiamo riassumere così.
COSA È STATO FATTO
- è stato aggiornato il Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC);
- sono proseguiti gli investimenti nelle energie rinnovabili;
- la capacità rinnovabile installata è cresciuta significativamente;
- sono state utilizzate risorse del PNRR e di REPowerEU per interventi legati alla transizione energetica;
- l’Italia ha continuato a ridurre le proprie emissioni complessive;
- sono state introdotte misure per accelerare alcuni procedimenti autorizzativi per gli impianti energetici.
COSA NON È STATO RISOLTO
- l’Italia resta lontana da alcuni obiettivi climatici al 2030;
- la dipendenza dal gas rimane elevata;
- la decarbonizzazione dei trasporti procede lentamente;
- il consumo di suolo continua;
- la tutela e il ripristino della biodiversità restano problematici;
- non è stata ancora realizzata una trasformazione strutturale del sistema energetico capace di rendere marginali i combustibili fossili.
QUALI SCELTE HANNO SUSCITATO LE MAGGIORI CRITICHE AMBIENTALI
Tre sono particolarmente significative:
1. Il rinvio dell’uscita dal carbone al 2038, rispetto alla precedente scadenza del 2025.
2. Il mantenimento del gas come elemento strategico del sistema energetico, mentre l’Europa punta alla progressiva eliminazione dei combustibili fossili.
3. Il voto contrario dell’Italia alla Nature Restoration Law europea, approvata comunque dal Consiglio nel giugno 2024.
A questi si aggiunge la posizione politica del governo contro l’attuale impostazione europea sulla transizione verso l’auto elettrica.
L’ambiente è quindi peggiorato con il governo Meloni?
Dire semplicemente “sì” sarebbe impreciso.
I dati mostrano che le emissioni italiane sono diminuite e che le rinnovabili sono cresciute.
Dire però “il governo Meloni ha migliorato l’ambiente” sarebbe altrettanto semplicistico.
Le proiezioni europee indicano che l’Italia deve accelerare per raggiungere gli obiettivi climatici del 2030. Il consumo di suolo continua a essere una criticità, i trasporti rimangono difficili da decarbonizzare e il Paese mantiene una forte esposizione al gas.
E alcune decisioni assunte dall’esecutivo — soprattutto il rinvio del carbone e la posizione sulla Nature Restoration Law — vanno nella direzione opposta rispetto a una parte degli obiettivi europei di transizione ecologica.
La vera domanda è: quanto velocemente stiamo cambiando?
Forse è questa la domanda più utile da porsi.
Non se Giorgia Meloni sia “ambientalista” oppure no.
Non se il governo abbia fatto “tutto bene” oppure “tutto male”.
Ma se la velocità con cui l’Italia sta decarbonizzando l’economia, proteggendo il territorio e sviluppando le energie rinnovabili sia sufficiente rispetto alla crisi climatica e agli obiettivi che l’Italia stessa ha sottoscritto.
Perché diminuire le emissioni è positivo.
Aumentare le rinnovabili è positivo.
Ma se contemporaneamente rimandiamo l’uscita dal carbone, manteniamo una forte dipendenza dal gas, consumiamo ancora suolo e non riusciamo a ridurre abbastanza le emissioni dei trasporti, la transizione rischia di essere semplicemente troppo lenta.
Ed è proprio sulla velocità della transizione che, alla fine del mandato, il governo Meloni dovrà essere giudicato.
Non dagli slogan. Dai dati.
Fonti principali
- Istat – Economia e ambiente: principali indicatori 2023-2024
- Istat – Rapporto SDGs 2026, Goal 13: lotta al cambiamento climatico
- Terna – Consumi elettrici 2025 e sviluppo delle rinnovabili
- Terna – Dati 2025 sulle fonti rinnovabili
- European Environment Agency – Italy, Europe’s Environment 2025
- Commissione europea – Valutazione del piano energetico-climatico italiano
- Consiglio dell’Unione europea – Nature Restoration Law
- Consiglio dell’UE – Risultati ufficiali del voto sulla Nature Restoration Law
- Reuters – Rinviata al 2038 la chiusura degli impianti a carbone italiani
- Reuters – Meloni e il divieto europeo delle auto a combustione dal 2035
- Reuters – La transizione energetica italiana e la dipendenza dal gas


