Come si misura l’ESG, quali sono le norme europee e perché riguarda anche le PMI
Questa è la seconda parte della guida. Se non hai ancora letto la prima, ti consigliamo di iniziare da ESG spiegato in modo semplice: la guida definitiva.
Come si misura l’ESG?
Una delle domande più frequenti è:
“Esiste un voto ESG?”
La risposta è: sì, ma non è unico.
A differenza del bilancio economico, dove esistono regole contabili condivise, nel mondo ESG non esiste ancora un solo metodo universale valido per tutti.
Diverse agenzie specializzate raccolgono dati sulle aziende e attribuiscono un punteggio sulla base di centinaia di indicatori.
Per questo motivo la stessa impresa può ottenere valutazioni differenti a seconda dell’agenzia che la analizza.
Non significa che qualcuno abbia torto: semplicemente vengono utilizzati criteri, pesi e metodologie diverse.
Che cos’è un rating ESG?
Il rating ESG è una valutazione che misura quanto un’organizzazione gestisca i rischi e le opportunità legati ai fattori ambientali, sociali e di governance.
Più il rating è elevato, maggiore è la probabilità che l’azienda sia preparata ad affrontare le sfide del futuro.
È importante sottolineare un aspetto spesso frainteso.
Un buon rating ESG non significa automaticamente che un’azienda sia “perfetta” o “ecologica”.
Significa piuttosto che ha dimostrato di saper gestire determinati rischi in modo trasparente e strutturato.
Quali dati vengono analizzati?
Gli indicatori possono essere centinaia.
Tra i più comuni troviamo:
Indicatori ambientali
- emissioni di CO₂
- consumo energetico
- quota di energia rinnovabile
- consumo idrico
- gestione dei rifiuti
- riciclo
- biodiversità
- economia circolare
- utilizzo delle materie prime
Indicatori sociali
- numero di infortuni
- formazione dei dipendenti
- turnover
- inclusione
- equilibrio di genere
- sicurezza sul lavoro
- tutela dei diritti umani
- soddisfazione dei dipendenti
- controllo della filiera
Indicatori di governance
- indipendenza del consiglio di amministrazione
- presenza di donne nel board
- politiche anticorruzione
- codice etico
- sistemi di whistleblowing
- gestione dei rischi
- cybersecurity
- trasparenza fiscale
ESG e sostenibilità sono la stessa cosa?
No.
Questa è probabilmente la confusione più comune.
La sostenibilità è un concetto molto ampio.
L’ESG rappresenta invece uno strumento utilizzato per misurarla.
Possiamo immaginare la sostenibilità come la destinazione e l’ESG come il navigatore che ci dice se stiamo andando nella direzione giusta.
Una persona può vivere in modo sostenibile.
Un Comune può sviluppare politiche sostenibili.
Un’università può essere sostenibile.
L’ESG, invece, nasce soprattutto per valutare organizzazioni, imprese e investimenti attraverso criteri misurabili.
ESG e CSR: qual è la differenza?
Prima dell’ESG si parlava soprattutto di CSR (Corporate Social Responsibility), cioè responsabilità sociale d’impresa.
La CSR era spesso basata su iniziative volontarie:
- donazioni
- progetti sociali
- attività filantropiche
- sostegno alle comunità locali
L’ESG cambia completamente prospettiva.
Non guarda solo alle buone azioni.
Misura risultati concreti.
Ad esempio:
- quante emissioni sono state ridotte;
- quanto è aumentata la presenza femminile nei ruoli manageriali;
- quanti infortuni sono diminuiti;
- quanto è migliorata l’efficienza energetica.
Per questo motivo oggi si parla sempre più di dati, indicatori e obiettivi misurabili.
ESG e B Corp: sono la stessa cosa?
No.
Le B Corp sono aziende che hanno ottenuto una certificazione volontaria dopo aver superato una valutazione molto approfondita sul proprio impatto sociale e ambientale.
L’ESG, invece, è un sistema di analisi utilizzato da investitori, banche, istituzioni e stakeholder.
Una B Corp tende ad avere buone performance ESG, ma non tutte le aziende con buoni indicatori ESG sono necessariamente B Corp.
Le due cose possono convivere, ma non coincidono.
Perché l’Europa punta così tanto sull’ESG?
Negli ultimi anni l’Unione Europea ha costruito una delle strategie più ambiziose al mondo sulla sostenibilità.
L’obiettivo è duplice.
Da una parte ridurre gli impatti ambientali.
Dall’altra rendere il sistema economico più trasparente.
Per raggiungere questo obiettivo sono nate numerose normative.
Che cos’è la CSRD?
La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) è la direttiva europea che introduce nuovi obblighi di rendicontazione sulla sostenibilità.
In pratica molte aziende devono pubblicare informazioni dettagliate non soltanto sui risultati economici, ma anche sugli impatti ambientali, sociali e di governance.
L’obiettivo è permettere a investitori, banche e cittadini di confrontare le imprese utilizzando dati affidabili.
Che cosa sono gli ESRS?
Gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) sono gli standard che spiegano come le aziende devono redigere queste informazioni.
Possiamo immaginarli come il manuale operativo della CSRD.
Definiscono:
- quali dati raccogliere;
- come presentarli;
- quali indicatori utilizzare;
- come rendere confrontabili i report.
Che cos’è la Tassonomia Europea?
Molti pensano che qualsiasi attività “verde” sia automaticamente sostenibile.
Non è così.
Per questo motivo è nata la Tassonomia Europea, una classificazione che stabilisce quali attività economiche possono essere considerate realmente sostenibili secondo criteri scientifici.
L’obiettivo è evitare confusione e indirizzare gli investimenti verso attività con un impatto positivo.
Che cos’è la doppia materialità?
Uno dei concetti più innovativi introdotti dall’Europa è quello di doppia materialità.
Significa osservare un’azienda da due punti di vista.
Da una parte:
Come i cambiamenti climatici influenzano l’azienda?
Dall’altra:
Come l’azienda influenza ambiente e società?
Entrambe le prospettive devono essere considerate.
Per questo si parla di “doppia” materialità.
Anche le PMI devono occuparsi di ESG?
Molti piccoli imprenditori pensano:
“Questa è una cosa per le multinazionali.”
In realtà non è più così.
Anche quando una piccola impresa non ha obblighi diretti, sempre più spesso riceve richieste da:
- clienti;
- grandi aziende;
- banche;
- assicurazioni;
- investitori.
Un grande gruppo che deve redigere il proprio report ESG chiederà infatti informazioni anche ai propri fornitori.
Ecco perché sempre più PMI iniziano a raccogliere dati ambientali e sociali.
L’ESG aiuta davvero le aziende?
Sempre più studi mostrano che una buona strategia ESG può produrre vantaggi concreti.
Tra i principali:
Migliore accesso ai finanziamenti
Molti istituti di credito valutano anche i rischi ESG prima di concedere un finanziamento.
Maggiore fiducia degli investitori
Gli investitori cercano aziende capaci di gestire rischi di lungo periodo.
Riduzione dei costi
Efficienza energetica, riduzione degli sprechi ed economia circolare possono tradursi anche in risparmi economici.
Migliore reputazione
Consumatori e dipendenti sono sempre più attenti ai comportamenti delle imprese.
Capacità di attrarre talenti
Le nuove generazioni tendono a scegliere aziende coerenti con determinati valori.
ESG e greenwashing
Uno dei rischi maggiori è il cosiddetto greenwashing.
Si verifica quando un’organizzazione comunica un’immagine “verde” che non corrisponde alla realtà.
Ad esempio:
- pubblicità ambientali senza dati;
- slogan vaghi;
- dichiarazioni non verificabili;
- certificazioni poco trasparenti.
L’ESG, se applicato correttamente, aiuta proprio a distinguere le iniziative autentiche dalle semplici operazioni di marketing.
Per questo motivo oggi si insiste sempre di più su dati verificabili, indicatori misurabili e controlli indipendenti.
Le critiche all’ESG
L’ESG è diventato uno standard di riferimento, ma non è esente da critiche.
Tra le principali:
- metodologie diverse tra le agenzie di rating;
- eccessiva complessità per alcune imprese;
- costi di raccolta dei dati;
- rischio di burocrazia;
- difficoltà di confrontare aziende appartenenti a settori differenti.
Queste osservazioni hanno spinto istituzioni e organismi internazionali a lavorare verso standard sempre più omogenei.
L’ESG riguarda anche noi cittadini?
Assolutamente sì.
Ogni giorno prendiamo decisioni che, direttamente o indirettamente, riguardano i criteri ESG.
Quando scegliamo una banca.
Quando acquistiamo un capo di abbigliamento.
Quando prenotiamo un hotel.
Quando investiamo i nostri risparmi.
Quando valutiamo un’offerta di lavoro.
Quando scegliamo un prodotto alimentare.
Conoscere il significato dell’ESG ci rende consumatori e cittadini più consapevoli, capaci di interpretare meglio le promesse delle aziende e distinguere tra impegni concreti e semplice comunicazione.
In sintesi
L’ESG non è un’etichetta, né una moda destinata a passare. È un linguaggio comune che imprese, investitori e istituzioni utilizzano per valutare la capacità di creare valore nel lungo periodo.
Comprendere come funziona il rating ESG, quali sono le principali normative europee e perché anche le piccole e medie imprese stanno iniziando a misurare il proprio impatto permette di leggere con maggiore consapevolezza l’evoluzione dell’economia.
Nella terza e ultima parte di questa guida troverai un’ampia sezione di domande frequenti, un glossario con i principali termini dell’ESG, consigli pratici per approfondire il tema e una raccolta di risorse utili per orientarti nel mondo della sostenibilità.
(a cura di Viviana Musumeci, founder di Gaiazoe.life)


