Quagliotti è un nome che affonda le proprie radici nella tradizione tessile italiana e che da oltre quattro generazioni porta avanti un’eredità fatta di qualità, artigianalità e ricerca. In un settore spesso dominato dalla produzione di massa e dalla delocalizzazione, l’azienda ha scelto di rimanere fedele alla tessitura sul territorio, mantenendo il controllo diretto della filiera e coltivando un dialogo costante con artigiani e fornitori locali. Una scelta che non è solo identitaria, ma che si inserisce in una visione più ampia di sostenibilità, tracciabilità e valorizzazione del Made in Italy, con uno sguardo sempre attento alle nuove esigenze del mercato contemporaneo. Gaiazoe ha intervistato Silvia Quagliotti e sua figlia Eleonora Peretti, vale a dire due rappresentanti della terza e della quarta generazione dell’azienda.

Quagliotti è un marchio storico del tessile italiano: quali sono le radici dell’azienda e come si è evoluta nel tempo mantenendo la propria identità?
Radici: Le nostre radici sono la tessitura e la qualità delle materie prime. Evoluzione: tenuto la tessitura, rarissimo caso di tessitura di biancheria ancora in Italia, mai compromesso sulla qualità
Cosa significa oggi per voi “Made in Italy” e quali sono i valori che continuano a distinguervi nel panorama internazionale del tessile?
Made in Italy vuol dire non aver dislocato la produzione. aver mantenuto la catena di produzione interna e lavorare al più possibile con il territorio (con artigiani e aziende del territorio, fornitori e terzisti). I valori che portiamo avanti sono l italianità, la qualità, l’artigianalità, il custom made e i valori di slow fiber: sano, giusto, pulito, bello, buono , durevole di cui siamo soci fondatori.
Tradizione artigianale e tecnologie
Come riuscite a coniugare la tradizione artigianale con le nuove tecnologie e le esigenze del mercato contemporaneo?
Le tecnologie devono aiutare l’azienda ad innovarsi e devono affiancarsi all’artigianalità , non sostituirla! Il mercato contemporaneo è diventato molto esigente ed è per noi importante non avere una produzione in serie basata su tempi e quantità ma essere in grado di ideare e creare prodotti bespoke
Quali pratiche avete adottato per rendere la produzione più sostenibile, sia a livello di materiali che di processi?
Per quanto riguarda i materiali : ricercare materie prime tracciabili e certificate. è importante conoscere l’intera filiera . Per quanto riguarda i processi: pannelli solari, macchinari nuovi , produzione su ordine e non di stoccaggio.
Quanto è importante per voi la scelta delle fibre e in che modo garantite qualità e responsabilità nella loro provenienza?
Nella tessitura così come nella cucina è fondamentale avere delle materie prime di altissima qualità per avere un tessuto di altissima qualità. Da sempre noi utilizziamo solo filati ritorti la qualità è garantita dalla ricerca e dai test di laboratorio la provenienza deve essere indicata dalle certificazioni che vengono allegate. Il cotone in Italia non esiste quindi lo compriamo all’estero selezionandolo sempre da fornitori certificati.

Made in Italy e collaborazioni
Essere un brand Made in Italy vi offre un vantaggio competitivo sui mercati esteri? Come percepite l’interesse internazionale verso il tessuto italiano sostenibile?
Il made in Italy è un vantaggio sempre, la nostra cultura e la nostra storia sono da sempre sinonimo di qualità. L’interesse è per la storia, per il fatto di essere ancora un ‘azienda a conduzione famigliare, ora alla quarta generazione. Una tessitura in Italia con le sarte che lavorano qui affianco ai nostri uffici, con cui abbiamo un rapporto di continuo scambio. La sostenibilità è un insieme di valori, anche attraverso il movimento di Slow Fiber, in cui noi crediamo e che mettiamo in atto ogni giorno
Ci sono state collaborazioni o progetti che ritenete particolarmente significativi per raccontare la vostra filosofia?
Slow Fiber, di cui come dicevo, siamo soci fondatori dal 2022. Attraverso il movimento abbiamo collaborazioni tante aziende e realtà che ci han fatto e ci fanno crescere perché cercano da noi quello che nessuno sa più fare (e a volte che nessuno vuole fare).
Quali sono le sfide e le opportunità che vedete per il futuro del tessile Made in Italy in chiave sostenibile?
Il tessile ha una filiera produttiva molto frammentata quindi è difficile avere un tracciamento completo, difficile riuscire a sostenere i costi della filiera italiana, dificile controllare chi fa parte della filiera soprattutto se in paesi con legislazioni non cosi rigide come le nostre. Il fast fashion rappresenta sicuramente una sfida importante. Per quanto riguarda le opportunità, la possibilità che le persone possano accorgersi del danno che ha fatto il fast fashion. La sfida più grande e’ avere sempre piu’ responsabilità verso il pianeta e verso le nostre aziende.
(intervista raccolta da Viviana Musumeci, founder di Gaiazoe.life)
