Un viaggio iniziatico tra mito, rituali e storie di trasformazione.
Che cosa accade quando il dolore, la perdita e il senso di smarrimento non vengono più considerati soltanto come esperienze da superare, ma come passaggi attraverso i quali conoscere qualcosa di più profondo di noi stessi?
È da questa domanda che sembra prendere forma Cacciatori di anime. Lungo il sentiero della guarigione, il nuovo romanzo di Selene Calloni Williams, in uscita il 21 ottobre 2026 per Bompiani. Un libro che si muove tra avventura, mito, sciamanesimo e meditazione e che costruisce un percorso narrativo nel quale il confine tra realtà e immaginazione, esperienza individuale e dimensione simbolica, natura e cultura diventa progressivamente più sottile.
Non soltanto un romanzo d’avventura, dunque, ma una storia che utilizza il linguaggio del mito per interrogare alcune delle esperienze più universali dell’esistenza: la paura, la rabbia, la perdita, il fallimento, il senso di colpa e la possibilità di trasformare una ferita in una nuova forma di consapevolezza.
Kazimir, il cacciatore di anime
Al centro della narrazione c’è Kazimir, enigmatico “cacciatore di anime”, uomo del “pascolo celeste” e figura sciamanica che accompagna i protagonisti verso una modalità diversa di conoscenza: conoscere con il cuore.
Accanto a lui si muovono Mattia, Bianca e Svetlana, personaggi che abitano uno spazio narrativo nel quale guide, iniziatori e figure speculari contribuiscono a mettere in discussione ciò che normalmente consideriamo reale.
Il viaggio dei protagonisti diventa così anche un viaggio dentro se stessi. Il mondo esterno e quello interiore iniziano a riflettersi l’uno nell’altro, mentre il mito diventa una chiave per leggere esperienze che appartengono alla vita contemporanea.
Dalla Siberia agli altipiani caucasici: l’origine della storia
Alla radice del romanzo c’è l’incontro narrato da Selene Calloni Williams con Svetlana, una misteriosa sciamana nera delle steppe siberiane, e con il suo quaderno.
Quelle pagine diventano, nella costruzione del libro, una sorta di passaggio verso un tempo originario, nel quale l’essere umano viene rappresentato non come un’entità separata dalla natura, ma come parte di un sistema più ampio.
Da qui prende forma l’immaginario dei Cacciatori di Anime, uomini e donne capaci di attraversare la dimensione dell’invisibile e di entrare simbolicamente nelle ferite per riportare alla luce ciò che sembrava perduto.
Il paesaggio diventa quindi parte integrante della narrazione. Gli altipiani caucasici e gli scenari selvaggi si alternano alle città contemporanee, creando un continuo movimento tra mondi apparentemente lontani.
È proprio questo contrasto a costruire una delle dimensioni più interessanti del romanzo: l’antico non viene presentato semplicemente come qualcosa appartenente al passato, ma come uno spazio simbolico attraverso il quale interrogare il presente.
Sette soglie, sette rituali
Il percorso narrativo è scandito da sette soglie e sette rituali, sette passaggi iniziatici che accompagnano i protagonisti lungo il sentiero della trasformazione.
Il numero sette assume qui una funzione fortemente simbolica: ogni soglia rappresenta un attraversamento, un passaggio da una condizione a un’altra.
Paura, rabbia, perdita, fallimento e senso di colpa entrano così nella struttura del racconto non soltanto come ostacoli narrativi, ma come esperienze attraverso le quali è possibile guardare alla propria interiorità da una prospettiva differente.
Il mito svolge proprio questa funzione: non fornire necessariamente risposte, ma creare immagini attraverso le quali formulare nuove domande.
E forse è questo uno dei motivi per cui il linguaggio mitologico continua a trovare spazio nella contemporaneità. Gli archetipi parlano infatti di esperienze che cambiano forma nel corso dei secoli, ma che continuano a far parte dell’esperienza umana.
Quando il dolore diventa una soglia
Il tema della guarigione attraversa tutto il romanzo.
Ma la guarigione evocata da Cacciatori di anime non sembra coincidere con l’idea di tornare semplicemente alla condizione precedente alla ferita. Il percorso proposto è piuttosto quello di attraversare ciò che è accaduto, riconoscerlo e provare a ricollocarlo all’interno della propria storia.
In questa prospettiva, ciò che abbiamo perduto non è necessariamente soltanto qualcosa che non c’è più. Può diventare anche una domanda, un ricordo, un simbolo o un passaggio capace di modificare il modo in cui guardiamo al presente.
È un’idea che appartiene a molte tradizioni narrative e spirituali: la trasformazione non consiste necessariamente nel cancellare la ferita, ma nel cambiare la relazione che abbiamo con essa.
Un romanzo tra avventura e meditazione
Selene Calloni Williams costruisce così un’opera difficile da collocare in una sola categoria. Cacciatori di anime è un romanzo d’avventura, perché contiene un viaggio e una dimensione epica; è un racconto iniziatico, perché la narrazione è costruita attraverso soglie, rituali e trasformazioni; ed è anche un testo che invita alla riflessione e alla meditazione, attraverso simboli e immagini.
Questa sovrapposizione di livelli è parte della sua identità.
Il lettore può seguire la storia per lasciarsi trasportare dalla dimensione narrativa, ma può anche fermarsi davanti ai suoi simboli e utilizzarli come occasioni di riflessione personale.
Il mito, in questo senso, torna a essere uno strumento narrativo capace di mettere in comunicazione ciò che sappiamo con ciò che immaginiamo, la dimensione razionale con quella simbolica.
Conoscere con il cuore
Uno dei concetti che attraversano il libro è quello di una conoscenza che non passa esclusivamente dalla razionalità. La figura di Kazimir conduce verso quella che viene definita una possibilità di “conoscere con il cuore”.
Al di là della specifica dimensione spirituale del romanzo, l’espressione apre una questione molto contemporanea: quanto della nostra esperienza può essere compreso soltanto attraverso l’analisi razionale?
Viviamo in un’epoca nella quale accumuliamo informazioni, dati e stimoli in quantità crescente. Eppure proprio questa sovrabbondanza può lasciare spazio a una sensazione di disorientamento.
Il mito, il simbolo e la narrazione possono allora rappresentare un altro modo di organizzare l’esperienza: non attraverso dati e spiegazioni, ma attraverso immagini, relazioni e significati.
Un sentiero da percorrere
Cacciatori di anime. Lungo il sentiero della guarigione arriva in libreria il 21 ottobre 2026, pubblicato da Bompiani.
È un libro che invita a entrare in una dimensione sospesa tra il visibile e l’invisibile, tra il mondo contemporaneo e un immaginario ancestrale, tra la concretezza della perdita e la possibilità simbolica della trasformazione.
Ma forse la domanda più interessante non riguarda soltanto i protagonisti del romanzo.
Riguarda il lettore.
Perché se il mito può essere uno specchio, allora attraversare le sette soglie significa anche chiedersi quali siano le nostre. Quali esperienze continuiamo a considerare soltanto come ferite? Che cosa abbiamo perduto e continuiamo, in qualche modo, a cercare? E quali parti di noi abbiamo lasciato indietro nel tentativo di diventare ciò che pensavamo di dover essere?
È forse qui che il romanzo incontra la sua dimensione più universale.
Guarire, nel mondo di Cacciatori di anime, non significa necessariamente diventare qualcun altro. Può significare riconoscere ciò che siamo e ritrovare parti di noi che avevamo smesso di ascoltare.
E allora, una volta chiuso il libro, potrebbe rimanere una domanda:
E se anch’io fossi un Cacciatore di Anime?
I dati del libro
Selene Calloni Williams
Cacciatori di anime. Lungo il sentiero della guarigione
Bompiani
In libreria dal 21 ottobre 2026
(a cura di Gaiazoe.life)


