E se il sale marino potesse diventare un materiale per ripensare gli spazi del retail? Ecoalf prova a dare una risposta concreta con il suo nuovo store di Barcellona, uno spazio di oltre 300 metri quadrati sulla Rambla, in cui il sale diventa protagonista dell’architettura. Pareti e archi alti fino a cinque metri trasformano il negozio in un ambiente insolito, dove un elemento naturale, normalmente associato alla cucina o alla conservazione degli alimenti, assume una nuova funzione.
Il progetto si distingue anche per le dimensioni: circa il 60% dello spazio è composto da sale, lavorato in modo da diventare parte integrante dell’ambiente. La sua produzione, secondo quanto comunicato dal brand, utilizza esclusivamente acqua di mare, sole e vento. Un processo che richiama il ciclo naturale di evaporazione dell’acqua marina e che apre una riflessione su come materiali poco convenzionali possano trovare nuove applicazioni nel design degli interni.
Quando l’architettura cerca alternative ai materiali tradizionali
La progettazione degli spazi commerciali è una delle aree in cui il settore della moda può sperimentare nuove soluzioni per ridurre il proprio impatto ambientale. Accanto alla scelta dei materiali per gli abiti e agli interventi sulle filiere produttive, anche l’architettura dei negozi può diventare un terreno di ricerca.
Ecoalf dichiara di cercare, nei propri store, alternative ai materiali convenzionali utilizzati nell’edilizia, come acciaio e calcestruzzo, la cui produzione richiede risorse ed energia e comporta emissioni significative. In questo contesto, il sale viene presentato come una possibile alternativa per alcune applicazioni decorative e architettoniche.
È importante, tuttavia, distinguere il potenziale di un materiale dalla sua sostenibilità complessiva. L’origine naturale non basta, da sola, a garantire un impatto ambientale inferiore: occorre considerare anche le modalità di lavorazione, il trasporto, la durata nel tempo, la manutenzione e ciò che accade al materiale quando lo spazio viene rinnovato o smantellato. Per valutare davvero il valore ambientale di una soluzione come questa sarebbero utili dati comparativi sul ciclo di vita rispetto ai materiali tradizionali.
Il sale come materiale di design
Il sale è un minerale presente in abbondanza in natura e può essere ottenuto attraverso l’evaporazione dell’acqua marina, sfruttando l’energia del sole e l’azione del vento. Il suo impiego in un progetto architettonico permette di esplorare un linguaggio estetico diverso da quello dei materiali industriali più comuni, facendo entrare nello spazio commerciale una materia legata direttamente al paesaggio e agli elementi naturali.
Ecoalf attribuisce al sale caratteristiche come la riciclabilità e la possibilità di riutilizzo, oltre a evidenziarne il potenziale per contribuire alla qualità degli ambienti interni. Questi aspetti, però, dipendono dalle specifiche applicazioni e dalle condizioni di utilizzo: anche per materiali naturali è necessario verificare prestazioni, sicurezza e benefici effettivi.
Il nuovo negozio di Barcellona diventa così un esempio di come il design possa spingersi oltre la scelta di arredi e finiture convenzionali. La materia non è soltanto un rivestimento, ma contribuisce a definire l’identità dello spazio e l’esperienza di chi lo attraversa.
Ecoalf, la sostenibilità come ricerca continua
Fondata nel 2009, Ecoalf è nata con l’obiettivo di ridurre l’utilizzo indiscriminato delle risorse naturali e sviluppare prodotti che uniscano qualità, design e materiali riciclati. Negli anni, il marchio ha investito in ricerca e sviluppo, dichiarando di aver realizzato oltre 600 tessuti riciclati innovativi e di aver recuperato più di 350 milioni di bottiglie di plastica, oltre a reti da pesca dismesse, pneumatici usati e scarti tessili.
Secondo i dati forniti dall’azienda, le sue attività hanno permesso di risparmiare oltre 54 miliardi di litri d’acqua e di ridurre 12.500 tonnellate di CO₂. Il brand dichiara inoltre di voler raggiungere le emissioni nette zero entro il 2030. Circa il 70% delle sue collezioni è composto da un unico materiale, una scelta pensata per facilitare il recupero e il riciclo dei prodotti a fine vita.
Un altro progetto centrale è Upcycling the Oceans, avviato nel 2015 attraverso la Fondazione Ecoalf. L’iniziativa coinvolge pescatori nel recupero dei rifiuti dai fondali marini, con l’obiettivo di reinserire i materiali raccolti in un sistema produttivo circolare. Il progetto, nato lungo le coste spagnole e poi esteso ad altri Paesi, tra cui Italia, Grecia, Francia, Thailandia ed Egitto, dichiara di aver coinvolto oltre 4.200 pescatori e recuperato più di 1.900 tonnellate di rifiuti marini.
Ecoalf è membro della comunità B Corp dal 2018 e nel 2022 ha ricevuto il riconoscimento Best for the World. Il marchio è presente con flagship store in città come Madrid, Barcellona, Bilbao, Milano e Tokyo, oltre a una rete internazionale di punti vendita e alla vendita online.
Dal prodotto allo spazio: ripensare il significato della sostenibilità
Il negozio di Barcellona porta l’attenzione su una questione che riguarda l’intero sistema della moda: la sostenibilità non si esaurisce nel prodotto che acquistiamo, ma coinvolge anche gli spazi in cui viene progettato, presentato e venduto.
Sperimentare materiali alternativi può contribuire a immaginare un retail diverso, ma la vera innovazione si misura nella capacità di dimostrare risultati ambientali concreti, attraverso dati trasparenti e confrontabili. È questo il passaggio che permette a un progetto interessante sul piano estetico di diventare anche un riferimento credibile per una progettazione più responsabile.
Con il suo store rivestito di sale, Ecoalf propone una nuova interpretazione dello spazio commerciale e invita a guardare ai materiali familiari con occhi diversi. La domanda che resta aperta è anche la più importante: quali materiali possono aiutarci a costruire e progettare meglio, riducendo davvero il consumo di risorse e l’impatto ambientale?
(a cura di Gaiazoe.life)


