Per decenni il valore di un mobile o di una lampada è stato raccontato attraverso immagini, cataloghi e schede tecniche. Oggi, però, il settore del design e dell’arredo si trova di fronte a una trasformazione destinata a ridefinire il concetto stesso di prodotto: accanto a materiali, forme e prestazioni, diventano centrali le informazioni che ne documentano l’intero ciclo di vita, dal catalogo alla vendita.
Secondo uno studio normativo realizzato da Ollum, il comparto dell’arredamento e dell’illuminazione sta entrando nell’era dell’identità digitale del prodotto, un cambiamento che potrebbe rivoluzionare il rapporto tra aziende, progettisti e consumatori, rendendo la trasparenza una nuova forma di valore.
Quando il prodotto racconta la propria storia
Il catalogo digitale rappresenta una nuova frontiera per il mondo dell’arredo, rendendo accessibili informazioni dettagliate sui prodotti.
L’idea è semplice quanto rivoluzionaria: ogni oggetto sarà accompagnato da una sorta di “carta d’identità digitale” capace di raccontarne provenienza, materiali utilizzati, impatti ambientali, durata nel tempo, possibilità di riparazione e modalità di recupero a fine vita.
Non sarà più sufficiente sapere come è fatto un tavolo o quale sorgente luminosa utilizza una lampada. Sarà sempre più importante conoscere da dove provengono le materie prime, quale impronta ambientale è stata generata durante la produzione e quanto il prodotto sia progettato per essere riparato, riutilizzato o riciclato.
Questa evoluzione trova il proprio fondamento nel nuovo quadro normativo europeo, che punta a rendere i prodotti più sostenibili, durevoli e circolari lungo tutta la filiera.
Il Digital Product Passport e la nuova trasparenza
Al centro di questa trasformazione c’è il Digital Product Passport (DPP), introdotto dal nuovo Regolamento Ecodesign per Prodotti Sostenibili (ESPR).
Il passaporto digitale raccoglierà in un unico sistema informazioni relative alla composizione del prodotto, alle sue performance ambientali, alla riparabilità e alla riciclabilità. Una sorta di archivio digitale accessibile e verificabile che accompagnerà l’oggetto durante tutta la sua esistenza.
Tra le categorie considerate prioritarie dalla Commissione Europea figurano anche i mobili, riconosciuti come prodotti strategici nel percorso verso un’economia più circolare e responsabile.
Come osserva Davide Treghini, co-founder di Ollum, la competitività del settore non si giocherà più soltanto su design e qualità costruttiva, ma anche sulla capacità delle aziende di raccogliere e gestire dati affidabili.
Dalla scheda tecnica all’etichetta ambientale
Se negli ultimi anni le etichette nutrizionali hanno trasformato il modo in cui scegliamo il cibo, il passaporto digitale potrebbe avere un effetto simile nel mondo dell’arredo.
Le informazioni che oggi spesso rimangono all’interno delle aziende diventeranno sempre più accessibili e confrontabili. Tra queste:
- origine delle materie prime;
- contenuto di materiali riciclati;
- impatti ambientali associati alla produzione;
- disponibilità di ricambi;
- possibilità di riparazione;
- durata prevista del prodotto;
- modalità di recupero e riciclo.
L’obiettivo è favorire scelte più consapevoli e accelerare la transizione verso modelli basati su riuso, manutenzione e valorizzazione delle risorse.
Una sfida che coinvolge tutta la filiera edilizia
Il cambiamento non riguarda soltanto i produttori di mobili o di sistemi di illuminazione.
Nuove normative europee stanno progressivamente aumentando la richiesta di dati ambientali affidabili lungo tutta la filiera delle costruzioni. Tra queste, il nuovo Construction Products Regulation (CPR) e l’evoluzione della Energy Performance of Buildings Directive (EPBD).
Anche gli appalti pubblici e i criteri ESG stanno contribuendo a rendere sempre più rilevante la capacità delle imprese di dimostrare le proprie performance ambientali attraverso dati verificabili.
Quando i dati diventano design
La vera sfida non sarà creare un QR code o una piattaforma digitale, ma costruire sistemi in grado di raccogliere informazioni attendibili lungo l’intera catena di fornitura.
Per molte aziende questo significa investire in strumenti come il Life Cycle Assessment (LCA), che misura gli impatti ambientali lungo il ciclo di vita del prodotto, oppure nelle Environmental Product Declarations (EPD), documenti certificati che consentono di comunicare tali dati in modo trasparente.
Accanto a questi strumenti, cresce il ruolo dell’ecodesign, che integra fin dalle prime fasi progettuali criteri di durabilità, riparabilità e riciclabilità.
Non si tratta più soltanto di progettare oggetti belli e funzionali, ma di progettare prodotti capaci di dimostrare il proprio valore ambientale attraverso dati concreti.
Verso una nuova cultura della fiducia
La transizione verso il passaporto digitale rappresenta molto più di un adempimento normativo. Segna il passaggio da un’economia dell’immagine a un’economia della conoscenza, in cui la fiducia viene costruita attraverso informazioni verificabili e condivise.
Per il settore dell’arredo e dell’illuminazione si apre così una nuova stagione, nella quale design, innovazione e sostenibilità non saranno più elementi separati, ma parti di una stessa narrazione.
Perché nel futuro dell’economia circolare non basterà raccontare un prodotto: sarà il prodotto stesso, attraverso i suoi dati, a raccontare la propria storia.
(a cura di Gaiazoe.life)