C’è una frase che ricorre spesso nelle meditazioni guidate di Joe Dispenza, quasi come un mantra sottile:
“Remain in space” – resta nello spazio.
Ma cosa significa davvero “in space”? E perché questo concetto è così centrale nel suo approccio alla meditazione e alla trasformazione personale?
Per chi pratica mindfulness, meditazione o percorsi di consapevolezza, comprendere questo passaggio è fondamentale. Perché non si tratta di un luogo… ma di uno stato dell’essere.
Lo “spazio” non è un luogo. È uno stato di coscienza
Quando Dispenza parla di “spazio”, non si riferisce allo spazio fisico o cosmico. Sta indicando uno spazio interiore di coscienza pura, un campo neutro, aperto, non ancora definito da ruoli, identità, paure o condizionamenti.
È quello che lui definisce:
“nessuno, nessuno, in nessun luogo, in nessun tempo”
In questo stato non sei:
• il tuo nome
• la tua professione
• la tua storia personale
• le tue ferite
• i tuoi problemi
Sei consapevolezza. Punto.
Ed è proprio da qui, secondo Dispenza, che può nascere un vero cambiamento.
Lo spazio come campo delle possibilità
Nel linguaggio di Dispenza, “lo spazio” coincide con quello che lui chiama campo quantico o campo delle infinite possibilità.
Un luogo energetico (non fisico) in cui tutto esiste in potenza, ma nulla è ancora manifestato.
Entrare in questo spazio significa:
• uscire dal passato
• smettere di proiettarsi nel futuro
• sciogliere l’automatismo dell’io abituale
• diventare osservatore, non più vittima della mente
È un ritorno a uno stato originario, prima delle etichette, prima delle paure, prima delle aspettative.
Perché è così importante “restare nello spazio”
Nelle meditazioni Dispenza insiste molto sul restare nello spazio. Non entrarci e basta, ma dimorare lì.
Perché?
Perché solo quando non sei più identificato con il corpo, con il dolore, con il ruolo, puoi:
• creare nuove connessioni neurali
• generare emozioni elevate (gratitudine, amore, gioia)
• immaginare una nuova versione di te
• e, soprattutto, sentirla vera
Secondo il suo approccio neuroscientifico, è in questo stato che il cervello diventa più plastico e ricettivo al cambiamento.
Secondo una lettura più spirituale, è il momento in cui torni in contatto con la tua essenza.
Lo spazio come atto di ecologia interiore
E se la meditazione fosse un atto di ecologia interiore?
Perché parlare di sostenibilità, consapevolezza e lifestyle evoluto non riguarda solo ciò che mangiamo, indossiamo o compriamo. Riguarda da dove viviamo interiormente.
Entrare nello spazio significa:
• smettere di reagire in automatico
• ridurre l’inquinamento emotivo
• disintossicarsi da schemi mentali tossici
• creare silenzio dove prima c’era rumore
È, quindi, una vera e propria ecologia della coscienza.
Così come cerchiamo materiali puliti, filiere etiche, scelte responsabili, possiamo anche scegliere una mente più pulita, uno spazio interiore meno affollato, una presenza più autentica.
In parole semplici
Quando Joe Dispenza dice “in space”, ti sta invitando a:
uscire da chi credi di essere per ricordare chi sei.
Non è evasione.
È ritorno.
Non è fuga.
È presenza.
E se lo spazio fosse casa?
Forse la vera rivoluzione non è cambiare lavoro, città, relazione.
Forse la vera rivoluzione è cambiare stato di coscienza.
E scoprire che, sotto i ruoli, sotto le ferite, sotto le aspettative…
c’è uno spazio vasto, silenzioso, creativo.
E quello spazio sei tu.
Articolo di Viviana Musumeci, giornalista founder di Gaiazoe.life lifestyle blogzine dedicato alla sostenibilità e al benessere psicofisico