Viviamo in un mondo che ci insegna a correre fin da bambini. Dobbiamo studiare, lavorare, produrre, raggiungere obiettivi, essere sempre reperibili, sempre aggiornati, sempre connessi. Ci viene detto che il tempo è denaro e che fermarsi significa restare indietro.
Per anni anch’io ho vissuto così.
Come giornalista, docente, consulente di comunicazione e fondatrice di Gaiazoe.life, le mie giornate sono sempre state ricche di impegni. Ho imparato a gestire più progetti contemporaneamente, a rispettare scadenze, a scrivere articoli, libri, a studiare per insegnare e a cercare continuamente nuove idee.
Pensavo che il valore di una giornata dipendesse da quante cose riuscivo a fare.
Poi, lentamente, è cambiato qualcosa.
Ho scoperto che esiste una differenza profonda tra fare ed essere.
E ho imparato a stare.
Non è stato un cambiamento improvviso, ma un percorso. Un cammino iniziato grazie alla meditazione, alla mindfulness e alla riscoperta di quella parte di noi che, troppo spesso, lasciamo in silenzio perché il rumore del mondo è diventato assordante.
Stare non significa non fare
Quando parlo dello “stare”, molte persone pensano subito all’inattività.
In realtà è l’esatto contrario.
Stare significa essere pienamente presenti.
Significa smettere, anche solo per qualche minuto, di vivere con il pilota automatico inserito.
Vuol dire osservare il respiro senza volerlo controllare.
Ascoltare il proprio corpo senza giudicarlo.
Accorgersi dei pensieri senza lasciarsi trascinare da ciascuno di essi.
È una forma di presenza che richiede allenamento, ma che restituisce una libertà straordinaria.
La scoperta che ha cambiato il mio modo di vivere
La meditazione non mi ha insegnato a fuggire dalla realtà.
Mi ha insegnato ad abitarla.
Ho imparato che non devo reagire immediatamente a tutto ciò che accade.
Che posso concedermi una pausa prima di rispondere.
Che posso ascoltare davvero una persona senza pensare contemporaneamente alla risposta da dare.
Che posso passeggiare lungo il lago, attraversare un bosco o sedermi su una panchina senza sentire il bisogno di riempire ogni secondo guardando lo smartphone.
Può sembrare poco.
In realtà è una rivoluzione.
Perché quando impariamo a stare, ricominciamo finalmente ad accorgerci della vita.
Le neuroscienze ci spiegano perché è così importante
Negli ultimi anni le neuroscienze hanno dimostrato quanto la qualità della nostra attenzione influenzi il funzionamento del cervello.
Ogni esperienza modifica le connessioni neuronali.
Ogni volta che scegliamo di coltivare una presenza consapevole, stiamo allenando il cervello alla concentrazione, alla regolazione emotiva e alla capacità di osservare con maggiore lucidità.
Al contrario, una continua frammentazione dell’attenzione, alimentata da notifiche, social network e stimoli incessanti, rende sempre più difficile soffermarsi, riflettere e costruire un pensiero profondo.
Per questo credo che imparare a stare non sia soltanto una pratica di benessere.
È una competenza fondamentale per il futuro.
Nell’era dell’intelligenza artificiale, la presenza diventa un valore umano
L’intelligenza artificiale ci aiuterà sempre di più a scrivere, sintetizzare informazioni, tradurre testi, organizzare dati e automatizzare molte attività.
È un’opportunità straordinaria, che utilizzo anch’io ogni giorno con curiosità e senso critico.
Ma proprio perché delegheremo molte funzioni cognitive alle macchine, credo che diventeranno ancora più preziose quelle qualità che nessun algoritmo può vivere al posto nostro.
La capacità di ascoltare davvero.
Di contemplare un paesaggio.
Di emozionarsi davanti a un’opera d’arte.
Di intuire.
Di creare relazioni autentiche.
Di dare significato alle esperienze.
E tutto questo nasce dalla presenza.
Nasce dalla capacità di stare.
Un piccolo esercizio che consiglio a tutti
Se non avete mai meditato, non iniziate pensando di dover restare immobili per mezz’ora.
Cominciate con cinque minuti.
Lasciate il telefono in un’altra stanza.
Sedetevi comodamente.
Non cercate di rilassarvi.
Non cercate nemmeno di “fare bene” la meditazione.
Respirate.
Ascoltate.
Osservate ciò che accade dentro e fuori di voi.
Se arrivano pensieri, lasciateli passare.
Se arrivano emozioni, accoglietele.
L’unico compito è essere presenti.
È sorprendente scoprire quanto possa essere difficile… e quanto possa fare bene.
Il mio invito
Se c’è una cosa che questi anni mi hanno insegnato è che non possiamo costruire una vita sostenibile se prima non impariamo ad abitare noi stessi.
Su Gaiazoe.life parliamo spesso di sostenibilità ambientale, moda etica, design, turismo lento e benessere.
Oggi sento il desiderio di aggiungere un’altra dimensione: la sostenibilità interiore.
Perché possiamo prenderci cura del pianeta soltanto se impariamo, prima di tutto, a prenderci cura della nostra attenzione.
Per questo voglio invitarvi a sperimentare la meditazione dello stare.
Non serve essere esperti.
Non serve cambiare vita.
Servono soltanto pochi minuti al giorno e la disponibilità ad ascoltarsi con gentilezza.
Anch’io continuo a imparare, ogni giorno.
Continuo a ricordarmi che non devo riempire ogni istante.
Che posso concedermi il lusso di un silenzio.
Di una passeggiata senza meta.
Di un tramonto osservato senza fotografarlo.
Di un respiro consapevole.
Perché, alla fine, ho capito che la qualità della nostra vita non dipende soltanto da ciò che facciamo.
Dipende soprattutto da come siamo presenti mentre lo facciamo.
E forse, in un’epoca che ci spinge continuamente ad accelerare, imparare semplicemente a stare è l’atto più rivoluzionario che possiamo compiere.
(a cura di Viviana Musumeci, founder di Gaiazoe.life)