La startup fiorentina Zerow che recupera rimanenze e materiali inutilizzati del lusso rafforza la propria crescita con nuovi capitali. Al centro del progetto, tecnologia, valorizzazione delle risorse e adeguamento alle normative europee che puntano a ridurre gli sprechi nel settore tessile.
Che cosa succede ai tessuti, ai pellami e ai componenti che rimangono inutilizzati nei magazzini dei marchi di moda? Per anni, la gestione delle eccedenze produttive e dell’invenduto è stata una delle questioni più difficili da affrontare per un settore caratterizzato da cicli commerciali rapidi e da un’elevata disponibilità di materiali. Oggi, però, la transizione verso modelli produttivi più circolari sta trasformando questa criticità in un’opportunità industriale.
In questo scenario si inserisce Zerow, startup innovativa fondata a Firenze nel 2021, che ha annunciato una raccolta complessiva di circa un milione di euro tra capitali privati e finanziamenti pubblici. Un risultato che consentirà all’azienda di potenziare la propria piattaforma tecnologica, sostenere i marchi nel percorso di adeguamento alle nuove disposizioni europee e accelerare lo sviluppo sui mercati internazionali.
Il modello di business di Zerow si basa sulla sostenibilità e sull’innovazione, puntando a rendere il settore della moda più responsabile e attento all’ambiente.
Dall’invenduto a una nuova risorsa per la moda
Il modello di Zerow parte da un principio fondamentale dell’economia circolare: ciò che non viene utilizzato da un’azienda può diventare una risorsa per un’altra.
La piattaforma B2B mette in connessione brand, manifatture artigianali e designer per favorire il recupero e il reinserimento nei cicli produttivi di materiali di pregio e rimanenze di magazzino. Tessuti, pellami, minuterie e altri materiali inutilizzati possono così trovare nuove destinazioni, contribuendo a ridurre gli sprechi e a valorizzare risorse che conservano un potenziale economico e produttivo.
Non si tratta soltanto di recuperare materiali, ma di ripensare la gestione delle risorse lungo la filiera. In un comparto come quello della moda e del lusso, dove la qualità delle materie prime rappresenta un elemento distintivo, rendere nuovamente disponibili le eccedenze significa anche creare nuove opportunità per le imprese e per i laboratori indipendenti.
Un milione di euro per tecnologia e internazionalizzazione
La raccolta annunciata da Zerow combina investimenti privati e risorse pubbliche.
La componente privata comprende un bridge round da 400.000 euro, sottoscritto da un gruppo selezionato di business angel e fondi di investimento italiani e internazionali. A questa cifra si aggiungono l’agevolazione Smart&Start Italia, promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e gestita da Invitalia, e ulteriori contributi della Regione Toscana.
Le nuove risorse saranno destinate principalmente allo sviluppo di moduli software proprietari per la gestione dell’invenduto, al rafforzamento dell’organico e all’espansione commerciale in Europa e negli Stati Uniti.
La tecnologia rappresenta un elemento centrale della strategia: attraverso strumenti digitali dedicati, Zerow intende aiutare i marchi a gestire in modo più efficiente le rimanenze, migliorare la tracciabilità dei flussi di materiali e affrontare gli obblighi legati all’evoluzione della normativa europea.
Il Regolamento ESPR e il futuro delle rimanenze tessili
La crescita di Zerow si inserisce in un contesto normativo che sta ridefinendo il rapporto tra industria, produzione e spreco.
Il Regolamento europeo sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili, noto come ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation), è stato introdotto con il Regolamento (UE) 2024/1781. Tra le sue disposizioni figura il divieto di distruzione di determinate categorie di prodotti di consumo invenduti, con un’attenzione specifica ai prodotti tessili e alle calzature.
Per le grandi imprese, il divieto di distruzione di abbigliamento, accessori di abbigliamento e calzature invenduti è previsto dal 19 luglio 2026. Per le imprese di medie dimensioni è previsto un calendario successivo, mentre le microimprese e le piccole imprese sono escluse dal divieto.
Il nuovo quadro europeo rende sempre più importante per le aziende individuare soluzioni concrete per gestire le eccedenze, attraverso il riutilizzo, la rivendita, la donazione o altre forme di valorizzazione compatibili con le disposizioni applicabili.
In questo contesto, piattaforme come Zerow possono contribuire a rendere la circolarità un processo più strutturato, supportando l’incontro tra domanda e offerta e facilitando il recupero di materiali ancora utilizzabili.
La sfida, tuttavia, non riguarda soltanto la gestione dell’invenduto a fine ciclo. Una trasformazione realmente circolare richiede anche una maggiore attenzione alla progettazione, alla pianificazione produttiva e alla prevenzione delle eccedenze.
Una rete internazionale in crescita
I risultati economici della startup indicano un interesse crescente verso questo modello di business. Nel 2025 Zerow ha registrato un fatturato di 500.000 euro e, nel primo semestre del 2026, ha riportato una crescita del 206% su base annua. Per il 2026, l’azienda prevede di raggiungere 1,5 milioni di euro di fatturato.
La piattaforma conta oggi una rete di circa 4.000 buyer, metà dei quali internazionali, e oltre 1.000 partner attivi nell’economia circolare.
Numeri che raccontano l’evoluzione di un mercato nel quale il recupero delle risorse non è più soltanto una pratica legata alla sensibilità ambientale, ma può diventare una leva competitiva. La disponibilità di materiali di qualità, l’ottimizzazione dei costi e la possibilità di sviluppare nuove relazioni commerciali sono infatti elementi che possono rendere il riutilizzo interessante anche dal punto di vista economico.
La circolarità come scelta industriale
«Questo traguardo conferma che la transizione verso modelli circolari nel comparto moda non è più una scelta facoltativa, ma un’esigenza industriale concreta», dichiara Gabriele Rorandelli, cofondatore e CEO di Zerow, riconosciuto tra i talenti under 30 da Forbes Italia.
L’obiettivo della startup è diventare un partner tecnologico e strategico per i marchi del lusso, accompagnandoli nella gestione dell’invenduto e nella valorizzazione dei materiali attraverso strumenti capaci di rispondere alle nuove esigenze normative e produttive.
La questione, del resto, riguarda l’intero sistema moda. Ridurre gli sprechi significa intervenire non soltanto su ciò che rimane dopo la vendita, ma anche sui processi che generano eccedenze, sulle logiche di produzione e sulla capacità di considerare i materiali come risorse da preservare nel tempo.
( a cura di Gaiazoe.life)


