Torino conquista il Local Sustainability Award 2026 grazie a RePoPP, il progetto che trasforma il recupero delle eccedenze alimentari in un’opportunità di inclusione sociale. Nel mercato di Porta Palazzo, uno dei più grandi e culturalmente diversificati d’Europa, il cibo che rischierebbe di essere sprecato torna a essere una risorsa, mentre persone richiedenti asilo e rifugiate partecipano attivamente alla raccolta e alla redistribuzione degli alimenti. Un modello di sostenibilità urbana che dimostra come la transizione ecologica possa produrre benefici ambientali e sociali, partendo dalla vita quotidiana delle comunità.
Il riconoscimento è stato assegnato il 14 ottobre 2026 a Bruxelles da ICLEI Europe, dalla città di Aalborg e dal Comitato europeo delle regioni, nell’ambito della Settimana europea delle regioni e delle città. Tra i progetti finalisti figuravano anche le iniziative di Cascais, in Portogallo, dedicate alla lotta alla povertà energetica, e di Muğla, in Türkiye, impegnate nel recupero dei materiali provenienti dalle attività di costruzione e demolizione.
RePoPP: recuperare il cibo per ridurre lo spreco alimentare
Avviato nel 2016, il Progetto Organico Porta Palazzo, conosciuto come RePoPP, nasce dalla collaborazione tra l’Assessorato all’Ambiente del Comune di Torino, Amiat Gruppo Iren, l’associazione Eco dalle Città e Novamont, con il contributo scientifico dell’Università di Scienze Gastronomiche.
L’obiettivo è concreto: recuperare le eccedenze alimentari del mercato, evitando che prodotti ancora commestibili finiscano tra i rifiuti, e valorizzare gli scarti organici attraverso un sistema organizzato di raccolta. Il progetto coinvolge operatori commerciali, servizi sociali, organizzazioni della società civile, volontari e persone richiedenti asilo, creando una rete territoriale in cui la sostenibilità ambientale si intreccia con la solidarietà.
I risultati raggiunti nel 2025 raccontano la dimensione dell’iniziativa. RePoPP ha recuperato oltre 220 tonnellate di cibo, sostenuto circa 5.000 beneficiari al mese e contribuito a fornire circa 30.000 pasti attraverso centri di accoglienza e programmi alimentari comunitari.
Numeri che mostrano come la lotta allo spreco alimentare possa diventare uno strumento efficace per affrontare contemporaneamente più questioni: l’impiego responsabile delle risorse, la distribuzione del cibo e il sostegno alle persone in condizioni di vulnerabilità.
Quando la sostenibilità diventa inclusione sociale
L’aspetto più significativo di RePoPP non riguarda soltanto la quantità di alimenti recuperati, ma il modo in cui il progetto coinvolge le persone.
I richiedenti asilo e i rifugiati non sono considerati esclusivamente destinatari di assistenza, ma partecipanti attivi a un’iniziativa condivisa. Il loro contributo alla raccolta alimentare favorisce occasioni di partecipazione, collaborazione e integrazione nel tessuto cittadino.
È un approccio che amplia il significato stesso di economia circolare. Recuperare una risorsa significa non soltanto evitare uno spreco, ma anche costruire relazioni, attivare competenze e rafforzare i legami tra le persone che vivono uno stesso territorio.
I mercati urbani, in questo contesto, assumono un ruolo che va oltre quello commerciale. Diventano luoghi di incontro e di sperimentazione, nei quali amministrazioni pubbliche, attività economiche, associazioni e cittadini possono collaborare per rispondere a bisogni reali.
Come ha sottolineato Paolo Chiavarino, assessore al Commercio della Città di Torino, il riconoscimento europeo premia la capacità di generare un cambiamento sistemico partendo dai mercati urbani e trasformando la lotta allo spreco alimentare in un motore di inclusione sociale e valore ambientale.
Cascais e Muğla: altri modelli europei di sostenibilità locale
Il Local Sustainability Award 2026 ha portato all’attenzione anche due progetti che affrontano altre sfide centrali della transizione ecologica: la povertà energetica e la gestione dei rifiuti da costruzione e demolizione.
A Cascais, in Portogallo, il Just Energy Transition Ecosystem punta a rendere più accessibili gli interventi di efficienza energetica alle famiglie vulnerabili. Il Green Support Fund combina strumenti di finanziamento, competenze accademiche e collaborazione con le organizzazioni sociali, con l’obiettivo di fare in modo che i benefici della transizione energetica raggiungano anche chi dispone di minori risorse economiche.
L’iniziativa si avvicina alla soglia delle 1.000 famiglie sostenute. Tra quelle già coinvolte, 384 hanno ricevuto finanziamenti al 100%. Il programma contribuisce inoltre a evitare circa 64 tonnellate di emissioni di CO₂ all’anno, secondo i dati comunicati dal progetto.
A Muğla, in Türkiye, il modello di gestione circolare dei rifiuti da costruzione e demolizione utilizza il monitoraggio digitale e il recupero dei materiali per ridurre il consumo di risorse e favorire il riutilizzo.
Dal 2025, il sistema ha gestito oltre 809.000 metri cubi di rifiuti da costruzione e recuperato più di 27.000 metri cubi di materiali destinati al riutilizzo, contribuendo a evitare circa 60 tonnellate di emissioni di CO₂ all’anno.
Tre iniziative diverse, ma accomunate da una stessa prospettiva: le politiche di sostenibilità funzionano quando riescono a tradursi in strumenti concreti, capaci di rispondere alle esigenze delle comunità.
Il futuro delle città passa dalle soluzioni locali
Il riconoscimento assegnato a Torino apre una riflessione più ampia sul ruolo delle amministrazioni locali nella transizione sostenibile. Ridurre le emissioni, contenere lo spreco alimentare, migliorare l’efficienza energetica e recuperare materiali sono obiettivi indispensabili, ma la loro efficacia dipende anche dalla capacità di coinvolgere le persone e costruire alleanze sul territorio.
RePoPP mostra che un mercato può diventare un laboratorio di innovazione sociale, così come un programma di efficienza energetica può contribuire a ridurre le disuguaglianze e un sistema digitale di gestione dei rifiuti può favorire un uso più responsabile delle risorse.
La sostenibilità urbana, dunque, non coincide soltanto con l’introduzione di nuove tecnologie o con la definizione di obiettivi ambientali. Richiede modelli organizzativi, collaborazione tra soggetti diversi e una visione capace di tenere insieme ambiente, economia e benessere collettivo.
Il caso di Torino ricorda soprattutto che la transizione ecologica può cominciare da ciò che una comunità già possiede: un mercato, una rete di associazioni, le competenze delle persone e la volontà di trasformare un problema in un’opportunità.
Perché una città più sostenibile non è soltanto quella che produce meno rifiuti o consuma meno energia. È anche quella che riesce a valorizzare le risorse disponibili, a ridurre le disuguaglianze e a offrire a un numero crescente di persone la possibilità di partecipare attivamente alla vita collettiva.
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- Categoria: Sostenibilità / Città sostenibili
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(a cura di Gaiazoe.life)


