Nel cuore delle Dolomiti, nell’ottobre 2018, la tempesta Vaia ha lasciato un segno indelebile, abbattendo oltre 40 milioni di alberi e trasformando il paesaggio in uno scenario di devastazione. Ma da quella ferita è nata un’idea rivoluzionaria: VAIA, un progetto che ha saputo trasformare la distruzione in opportunità, unendo sostenibilità, artigianato e innovazione sociale.
VAIA non è solo un’impresa, ma un simbolo di resilienza: dal legno caduto nascono oggetti di design che portano con sé una storia di rinascita e di impegno per il territorio. Ogni prodotto, dal celebre VAIA Cube alla più recente dock station VAIA People, è il risultato di un processo che valorizza il lavoro degli artigiani locali e restituisce alla natura ciò che ha perso, attraverso la piantumazione di nuovi alberi.
In questa intervista, Federico Stefani, co-founder di VAIA racconta come tutto è iniziato, le sfide incontrate e i prossimi passi di un progetto che continua a crescere, con l’obiettivo di coniugare bellezza, sostenibilità e comunità.

Come è nata l’idea di trasformare gli alberi abbattuti dalla tempesta Vaia in un progetto imprenditoriale? Qual è stato il momento in cui avete capito che poteva diventare realtà?
VAIA nasce da un evento tragico: nell’ottobre 2018, la tempesta Vaia ha abbattuto oltre 40 milioni di alberi, stravolgendo l’ecosistema dell’arco dolomitico. Per noi, questa non poteva essere solo una ferita ambientale, ma un punto di ripartenza. Abbiamo visto in quel legno caduto non solo materia prima, ma un simbolo di resilienza e rinascita. Il nostro obiettivo era trasformare quella perdita in un’opportunità concreta per generare un impatto positivo, coinvolgendo artigiani locali, designer e chi condivide i nostri valori. Il momento in cui abbiamo capito che l’idea poteva diventare realtà è stato quando abbiamo visto la community rispondere con entusiasmo, riconoscendo in VAIA un progetto capace di unire persone, territorio e futuro.
Il VAIA Cube è un oggetto che racchiude un forte valore simbolico. Quali sono state le sfide maggiori nel coniugare estetica, funzionalità e sostenibilità nel vostro processo produttivo?
Creare un prodotto che parlasse di storia, di comunità e di futuro è stata la sfida più grande. Non volevamo solo recuperare il legno caduto, ma restituirgli un significato. La tecnica di “spaccatura” manuale rende ogni Cube unico, proprio come ogni albero e ogni persona. Tuttavia, questa lavorazione richiede precisione e rispetto per il materiale, senza compromessi sulla qualità. Inoltre, il nostro modello produttivo coinvolge una rete di piccoli artigiani indipendenti, garantendo la valorizzazione del lavoro manuale e della filiera locale. Per noi sostenibilità significa anche inclusione: creare opportunità di lavoro, ridurre gli sprechi e dare nuova vita a risorse disponibili.

Il vostro modello prevede la piantumazione di nuovi alberi per ogni prodotto venduto. Potete raccontarci l’impatto concreto che avete avuto sulle Dolomiti e sulle comunità locali?
VAIA non si limita a recuperare il legno: restituiamo alla terra ciò che ha perso. Ad oggi, grazie al sostegno della nostra community, abbiamo piantato oltre 140.000 alberi, contribuendo a riqualificare più di 93 ettari di bosco. Questo significa non solo assorbire CO2 e rigenerare le foreste, ma anche dare nuove prospettive alle comunità locali e creare legami tra chi ama e protegge il territorio. Il nostro impegno si estende oltre i boschi: collaboriamo con artisti, istituzioni e realtà sociali per diffondere un messaggio di cambiamento e responsabilità.
Dopo il successo del VAIA Cube, quali sono i prossimi passi per il brand? State esplorando nuovi prodotti o materiali sostenibili per ampliare la vostra offerta?
VAIA è un ecosistema in continua evoluzione. Dopo il Cube, abbiamo lanciato VAIA Focus, che unisce il legno recuperato alla lente di Fresnel, nata dal recupero di teli geotessili in disuso. Nel 2024 abbiamo presentato VAIA People, una dock station che non è solo un oggetto, ma un simbolo di connessione e inclusione, realizzato con il legno colpito dal bostrico e nato dalla collaborazione con La Ribalta, una compagnia teatrale che valorizza la diversità. VAIA è un progetto che cresce con la sua community, trovando sempre nuovi modi per trasformare le sfide in opportunità.
Il vostro progetto non è solo un’impresa commerciale, ma anche un messaggio di sensibilizzazione. Come pensate di coinvolgere sempre più persone nella vostra missione di tutela dell’ambiente?
Crediamo che il cambiamento nasca dalla partecipazione attiva. Per questo VAIA è una community, non solo un’azienda. Organizziamo eventi come la “Foresta degli Innovatori”, dove chi ci sostiene può piantare alberi con noi, partecipare a laboratori e condividere esperienze. Collaboriamo con scuole, artisti e realtà sociali per diffondere il valore della rigenerazione, non solo ambientale, ma anche umana. Ogni scelta, dalla produzione alla comunicazione, è un invito a costruire insieme un futuro dove insieme nelle diversità generiamo valore.
Il vostro lavoro valorizza le tradizioni artigianali italiane. Qual è il rapporto con i maestri artigiani che collaborano con voi e come vedete il futuro dell’artigianato sostenibile nel nostro paese?
Gli artigiani sono l’anima di VAIA. Lavoriamo con falegnami, intagliatori e piccoli laboratori locali che tramandano competenze antiche con uno sguardo al futuro. Il nostro obiettivo è creare un ponte tra tradizione e innovazione, dando nuova linfa a un settore spesso in difficoltà. Crediamo che il futuro dell’artigianato sostenibile in Italia passi attraverso la valorizzazione del lavoro manuale e l’uso di materiali rigenerativi. Per questo VAIA non si limita a vendere prodotti, ma costruisce legami, trasmette conoscenza e crea valore per le persone e i territori.
(intervista raccolta da Viviana Musumeci, founder di Gaiazoe.life)
