Jannik Sinner ha scritto una nuova pagina di storia vincendo anche Wimbledon, dopo gli exploit agli Australian Open e alle Finals. Il campione altoatesino è oggi il volto più riconoscibile del tennis italiano, con una popolarità che travalica i confini dello sport. Oltre ai successi sul campo, Sinner è diventato un magnete per i grandi brand: aziende internazionali e marchi italiani di eccellenza si contendono la sua immagine, spinti dal suo profilo pulito, la dedizione e l’umiltà che lo caratterizzano.
Ma c’è una domanda che in un’epoca sempre più attenta alla sostenibilità ambientale e alla responsabilità sociale non possiamo evitare: quanto sono realmente green ed etici i marchi che lo sponsorizzano?
Jannik Sinner: L’evoluzione di un campione nel tennis moderno
Gli sponsor di Sinner: un impero da milioni di euro
Il portfolio di Sinner è imponente: Nike, colosso mondiale dell’abbigliamento sportivo; Head, fornitore ufficiale delle sue racchette; Rolex, simbolo del lusso senza tempo; Alfa Romeo, storica casa automobilistica italiana; Lavazza, icona del caffè Made in Italy; e poi Gucci, Fastweb, Intesa Sanpaolo, Panini, Pigna, Parmigiano Reggiano, Technogym e De Cecco.
Sono marchi di settori molto diversi: moda, lusso, food, tecnologia, automotive. Tutti rappresentano l’eccellenza, ma non tutti hanno la stessa attenzione per l’ambiente e i diritti delle persone. Ecco un’analisi dettagliata.
Nike: tra innovazione e accuse di greenwashing
Nike è probabilmente il brand più potente nel portfolio di Sinner. L’azienda americana ha lanciato negli ultimi anni iniziative come Move to Zero, con l’obiettivo di ridurre le emissioni e utilizzare materiali riciclati nella produzione. Una parte significativa delle sue collezioni include poliestere riciclato e Nike si è impegnata a raggiungere il 100% di energie rinnovabili entro il 2025 nei propri stabilimenti.
Ma il quadro non è del tutto roseo: Nike è stata più volte accusata di greenwashing, ovvero di promuovere la sostenibilità più sul piano comunicativo che su quello sostanziale. Restano inoltre irrisolte le criticità legate alla filiera produttiva, con salari bassi e condizioni di lavoro problematiche nei Paesi in via di sviluppo. Il risultato? Secondo la piattaforma Good on You, Nike ottiene solo una valutazione di base: “It’s a Start”. Bene, ma non abbastanza.
Gucci: il lusso prova a diventare etico
Il mondo del lusso è spesso percepito come poco sostenibile, ma Gucci negli ultimi anni ha compiuto passi avanti significativi. Il marchio fa parte del gruppo Kering, che pubblica regolarmente report ESG (Environmental, Social and Governance) e ha fissato obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni e tracciabilità della filiera. Gucci è stata tra le prime maison a dire addio alle pellicce e promuove materiali innovativi a minor impatto ambientale.
Naturalmente, resta l’ombra del consumo di massa e delle contraddizioni legate al lusso, ma rispetto ad altri competitor, Gucci è considerato uno dei brand più virtuosi nel settore moda.
Lavazza: sostenibilità che parte dal chicco
Lavazza è uno dei casi più interessanti: il caffè, come altre colture tropicali, è al centro di sfide climatiche e sociali. L’azienda torinese lavora da anni con certificazioni come Rainforest Alliance e promuove progetti a sostegno delle comunità agricole, per migliorare le condizioni di vita e favorire pratiche agricole sostenibili. Lavazza è anche impegnata nella riduzione delle emissioni lungo tutta la filiera e nell’introduzione di packaging riciclabile.
Tra i partner di Sinner, Lavazza è sicuramente tra i marchi più coerenti con i valori green e vicini alle esigenze di responsabilità sociale.
Fastweb e Intesa Sanpaolo: il lato sostenibile dei servizi
Tra gli sponsor di Sinner troviamo anche due realtà chiave del mondo dei servizi: Fastweb e Intesa Sanpaolo. La prima si è impegnata a ridurre le emissioni e a utilizzare energia rinnovabile per alimentare la propria rete. Fastweb ha anche lanciato iniziative di digitalizzazione sostenibile, puntando sulla riduzione dell’impatto ambientale delle infrastrutture.
Intesa Sanpaolo, dal canto suo, è una delle banche più impegnate sul fronte ESG in Europa. Ha avviato programmi di finanziamento per progetti green e si è posta obiettivi chiari in termini di inclusione sociale, supporto alle PMI e riduzione del proprio impatto ambientale. In questo caso, si tratta di sponsor che non solo comunicano sostenibilità, ma che la integrano nei propri modelli di business.
Parmigiano Reggiano e De Cecco: la tradizione è più green di quanto pensiamo?
I marchi alimentari legati al Made in Italy, come Parmigiano Reggiano e De Cecco, partono da un vantaggio: la filiera corta. Il Parmigiano Reggiano è prodotto secondo rigidi disciplinari, con tracciabilità e attenzione al benessere animale. Anche De Cecco ha avviato progetti per migliorare la sostenibilità agricola, ridurre gli sprechi e adottare packaging riciclabile.
Pur non essendo pionieri della green economy, questi brand rappresentano un modello virtuoso di filiera controllata, con un impatto ambientale contenuto rispetto ad altri settori industriali.
Technogym: fitness e ambiente possono andare insieme
Technogym è uno dei brand più attenti all’ambiente nel mondo del wellness. Certificata ISO 14001, l’azienda romagnola ha investito in eco-design, riduzione dei consumi e utilizzo di materiali riciclati. Anche i processi produttivi seguono criteri rigorosi di sostenibilità. È probabilmente uno dei partner più coerenti con il concetto di benessere globale, che include la salute del pianeta.
Rolex, Head e Alfa Romeo: i grandi assenti sul fronte green
Qui arrivano le note dolenti. Rolex, simbolo del lusso senza tempo, non comunica piani strutturati di sostenibilità: il brand è noto per qualità e durata, che in parte compensano l’impatto, ma manca di trasparenza su ambiente e diritti. Head, produttore delle racchette di Sinner, non mostra particolari iniziative green o sociali.
Alfa Romeo, infine, appartiene a un settore tra i più impattanti: l’automotive. Pur avendo introdotto modelli ibridi ed elettrici, la maggior parte della gamma resta a motore termico. In questo caso, la transizione è solo all’inizio.
Sinner può essere il driver del cambiamento?
Jannik Sinner è oggi un simbolo di eccellenza sportiva e umana. Ma la sua immagine pulita si intreccia con brand che presentano luci e ombre. Alcuni, come Lavazza, Gucci, Technogym, Fastweb e Intesa Sanpaolo, hanno strategie solide e credibili. Altri, come Nike, Rolex, Alfa Romeo e Head, devono fare molto di più per essere all’altezza delle aspettative di un mondo che chiede responsabilità, trasparenza e rispetto per il pianeta.
Sarà interessante capire se, in futuro, Sinner vorrà usare la sua voce per spingere i suoi sponsor verso un cambiamento reale, diventando non solo campione sul campo ma ambasciatore di una nuova etica sportiva e ambientale.
( Viviana Musumeci per Gaiazoe.life)