Come osserviamo il mondo in un’epoca dominata dalle immagini digitali e dall’intelligenza artificiale? È questa la domanda che attraversa la decima edizione del Festival del Paesaggio, in programma ad Anacapri dal 6 settembre al 3 novembre 2026, con inaugurazione il 5 settembre negli spazi di Villa San Michele e nel centro storico dell’isola.
Per celebrare il suo primo decennio di attività, il Festival sceglie un tema tanto attuale quanto universale: The Observer. Curata da Arianna Rosica e Gianluca Riccio, la manifestazione trasforma il paesaggio in uno spazio di riflessione sul nostro modo di guardare, invitando il pubblico a interrogarsi non solo su ciò che vede, ma soprattutto su chi osserva, con quale consapevolezza e quale responsabilità.
Il paesaggio come luogo di consapevolezza
Nel corso degli anni il Festival del Paesaggio ha costruito un dialogo originale tra arte contemporanea, natura e patrimonio culturale, facendo di Anacapri un laboratorio a cielo aperto dedicato alla relazione tra esseri umani e ambiente.
L’edizione 2026 nasce dalla consapevolezza che oggi il nostro sguardo è costantemente mediato da schermi, algoritmi e sistemi di visione artificiale. In questo scenario, il paesaggio torna a essere uno spazio privilegiato in cui rallentare, osservare e ritrovare una dimensione contemplativa.
Le opere in mostra invitano così a riflettere sugli archivi visivi personali e collettivi, sulla memoria, sulla percezione e sul significato stesso dell’atto di osservare, trasformandolo da gesto individuale a esperienza condivisa.
Gli artisti protagonisti
La mostra riunisce alcuni tra i più interessanti protagonisti della scena artistica internazionale: Francis Alÿs, Ali Cherri, Irene Fenara, Andrea Francolino, Eva Giolo, Luca Vitone e Klara Zetterholm.
Attraverso video, installazioni, fotografia, performance, disegno e scultura, ciascun artista affronta il tema dello sguardo da prospettive differenti: dalla relazione tra memoria e territorio alla visione artificiale, dall’archeologia contemporanea fino alle trasformazioni del paesaggio e delle identità culturali.
Villa San Michele diventa il cuore del Festival
Fulcro dell’esposizione è Villa San Michele, la storica dimora fondata dal medico e scrittore svedese Axel Munthe, luogo simbolico in cui natura, storia e cultura dialogano da oltre un secolo.
Il progetto curatoriale affonda le proprie radici in una ricerca iniziata dieci anni fa attorno allo sguardo nell’opera di Luigi Ghirri e trova una nuova ispirazione nell’intervento realizzato nel 2023 da Ilya Kabakov e Emilia Kabakov ad Anacapri. Proprio dalla loro installazione The Observer (The Illuminated Window) prende il titolo questa edizione speciale.
Arte pubblica e partecipazione
Tra gli appuntamenti più attesi torna The Flag Project, il progetto di arte pubblica del Festival che, dopo gli interventi degli anni precedenti, vede protagonista Andrea Francolino.
L’artista realizzerà tre grandi bandiere destinate a sostituire temporaneamente quelle italiana, svedese ed europea che sventolano davanti a Villa San Michele, accompagnando l’intervento con una performance aperta al pubblico. Un gesto simbolico che invita a riflettere sui concetti di identità, appartenenza e comunità.
Accanto a questo progetto prende forma Il Manifesto, omaggio a Ilya ed Emilia Kabakov che trasforma l’intera isola in uno spazio espositivo diffuso. Una serie di grandi manifesti, realizzati con la partecipazione di Patrick Tuttofuoco, Anna Franceschini ed Elisa Sighicelli, riproduce bozzetti e disegni preparatori concepiti dai Kabakov nel 2013, portando l’arte fuori dai luoghi espositivi e nel tessuto urbano di Anacapri.
Il Premio Jumeirah Capri Palace
Il programma comprende anche la seconda edizione del Jumeirah Capri Palace Award, riconoscimento dedicato alle arti visive nato dalla collaborazione tra il Festival e il Jumeirah Capri Palace Hotel.
La giuria internazionale sarà presieduta dal critico e teorico dell’arte Nicolas Bourriaud, affiancato da personalità del mondo della cultura, dell’editoria e delle istituzioni artistiche.
Un anniversario che guarda al futuro
A dieci anni dalla sua nascita, il Festival del Paesaggio conferma la propria vocazione: utilizzare l’arte contemporanea come strumento per leggere il presente e costruire nuove forme di relazione con il paesaggio.
In un tempo in cui siamo continuamente esposti a immagini prodotte, filtrate e interpretate dalle tecnologie digitali, The Observer invita a recuperare il valore dello sguardo consapevole, lento e partecipato. Perché osservare un paesaggio significa, prima di tutto, imparare a riconoscere il nostro posto nel mondo e il legame profondo che ci unisce all’ambiente che abitiamo.
(a cura di Gaiazoe.life)