Quando arriva il freddo, vestirsi per l’outdoor non significa semplicemente aggiungere strati. Significa costruire un sistema capace di seguire il corpo mentre cambia temperatura, intensità dello sforzo e condizioni ambientali. È questo il principio alla base del layering, una strategia di abbigliamento nata nell’universo della montagna ma sempre più interessante anche nella vita quotidiana, soprattutto in un momento in cui funzionalità, durata e versatilità dei capi assumono un ruolo centrale.
Per la stagione Fall Winter 2026, Patagonia sviluppa questo approccio attraverso la combinazione di Capilene® Baselayer e Nano-Air®, due famiglie di prodotti pensate per lavorare insieme nella gestione dell’umidità, del calore e della traspirabilità. Un sistema progettato per l’alpinismo e gli sport invernali, ma che può trovare una naturale applicazione anche negli spostamenti urbani e nelle giornate caratterizzate da temperature variabili.
Capilene® Baselayer: il primo strato a contatto con la pelle
La gestione del calore comincia dal primo strato, quello direttamente a contatto con il corpo. La linea Capilene® Baselayer propone tre differenti livelli di protezione termica, pensati per adattarsi a condizioni climatiche e attività diverse.
Il Capilene® Lightweight è il modello più leggero e a rapida asciugatura, indicato per temperature fresche e situazioni in cui è importante disperdere rapidamente l’umidità.
Il Capilene® Midweight rappresenta invece una soluzione più versatile. Il tessuto morbido e dalla superficie liscia favorisce la stratificazione e permette di aggiungere facilmente altri capi, rendendolo adatto tanto alle attività outdoor quanto all’uso quotidiano.
Quando le temperature scendono ulteriormente entra in gioco il Capilene® Thermal Weight, caratterizzato da una struttura in micropile progettata per offrire un maggiore isolamento mantenendo contenuto l’ingombro.
Un elemento comune alla linea è la tecnologia HeiQ® Mint, utilizzata per il controllo degli odori e pensata per garantire una maggiore freschezza durante l’utilizzo.
La logica è quella di un abbigliamento che non si limita a proteggere dal freddo, ma cerca di gestire il rapporto tra calore, umidità e movimento.
Nano-Air® Light: l’isolamento diventa dinamico
Il secondo elemento del sistema è rappresentato dalla famiglia Nano-Air® Light, disponibile nelle versioni Hoody, Jacket e Vest.
Qui il concetto di isolamento termico cambia prospettiva. Non si tratta semplicemente di creare una barriera contro il freddo, ma di accompagnare le variazioni di intensità dell’attività fisica.
L’imbottitura flessibile FullRange™ è infatti progettata per consentire al capo di disperdere il calore in eccesso durante le fasi di maggiore sforzo e, allo stesso tempo, di mantenere il tepore quando l’attività rallenta o ci si ferma.
È una caratteristica particolarmente interessante nelle attività start-and-stop, tipiche dell’alpinismo e della montagna: si cammina, ci si ferma, si riparte, aumenta lo sforzo, cambia la temperatura corporea. Invece di intervenire continuamente aggiungendo o togliendo strati, l’abbigliamento cerca di accompagnare queste oscillazioni.
Anche il design segue questa filosofia. I tessuti esterni elasticizzati e resistenti alle abrasioni, l’ingombro ridotto, le tasche a basso profilo e i polsini flessibili sono pensati per facilitare il movimento e rendere il capo compatibile con zaini e imbracature.
Dal sentiero alla città: perché il layering interessa anche la moda urbana
Il layering non è soltanto una tecnica utilizzata dagli appassionati di montagna. È anche un modo diverso di pensare il guardaroba.
In una quotidianità caratterizzata da continui passaggi tra ambienti interni ed esterni, mezzi pubblici, uffici, spazi riscaldati e temperature esterne sempre più imprevedibili, poter modulare l’abbigliamento attraverso più strati può diventare una soluzione pratica.
Ma c’è anche una questione legata alla versatilità del guardaroba. Un capo che può essere utilizzato in contesti differenti, combinato con altri indumenti e adattato a diverse condizioni climatiche ha potenzialmente una vita d’uso più ampia. Ed è proprio questo uno degli aspetti che rendono interessante il rapporto tra innovazione tecnica e riflessione sulla sostenibilità nella moda.
La vera domanda, però, non è soltanto quanto sia tecnologico un capo. È quanto a lungo riusciremo a utilizzarlo, in quanti contesti e con quante combinazioni diverse.

Tecnologia e sostenibilità: la performance non basta
Nel caso dell’abbigliamento tecnico, parlare di innovazione significa quindi guardare oltre le prestazioni. Traspirabilità, isolamento, resistenza e leggerezza sono importanti, ma nel paradigma della moda responsabile entrano in gioco anche durata, manutenzione, possibilità di utilizzo e reale necessità di acquisto.
Il layering può essere letto proprio in questa direzione: non come un invito ad avere più vestiti, ma come un modo per costruire un sistema di capi complementari, scegliendo lo strato necessario in base alle condizioni e all’attività.
Per Patagonia, che da anni lega la propria comunicazione al tema della responsabilità ambientale, la tecnologia dell’abbigliamento diventa così parte di una riflessione più ampia sul rapporto tra performance, consumo e durata.
Perché il futuro dell’abbigliamento tecnico non riguarda soltanto la capacità di proteggerci dal freddo. Riguarda anche la possibilità di progettare capi che sappiano adattarsi al corpo, alle condizioni ambientali e a una cultura del consumo più consapevole.
I tre livelli del Capilene® Baselayer
- Capilene® Lightweight Crewneck — leggero, traspirante e a rapida asciugatura, pensato per condizioni fresche.
- Capilene® Midweight Zipneck — lo strato intermedio più versatile, ideale per combinare diversi livelli di abbigliamento.
- Capilene® Thermal Weight Crewneck — progettato per temperature più rigide, con struttura in micropile e maggiore isolamento.
A questi si aggiunge la gamma Nano-Air® Light, disponibile in versione Hoody, Jacket e Vest, pensata per accompagnare le variazioni di intensità durante le attività outdoor.
Patagonia e Thermore: l’imbottitura riciclata entra nella collezione Heyes Peak
Il sistema di stratificazione non si esaurisce nei baselayer e nei midlayer. Per le mezze stagioni, quando il freddo è meno intenso ma le variazioni di temperatura possono essere significative, diventa centrale anche la scelta dell’imbottitura. È in questo contesto che si inserisce la collaborazione tra Patagonia e Thermore, che per la stagione 2026 portano la tecnologia Thermore® EVOdown® nella nuova collezione Heyes Peak.
La collezione comprende cinque modelli da uomo e da donna, tra cui giacca, parka, giacca con cappuccio e parka 3-in-1. L’obiettivo è offrire un isolamento adatto alle condizioni variabili delle mezze stagioni, mantenendo leggerezza, morbidezza e libertà di movimento.
Thermore® EVOdown®: calore senza volume
Il cuore della collaborazione è Thermore® EVOdown®, un’imbottitura realizzata con fibre 100% riciclate provenienti da bottiglie PET post-consumo. La tecnologia è pensata per offrire una sensazione morbida e un calore costante, combinando le caratteristiche dell’isolamento sintetico con un approccio orientato all’utilizzo di materiali riciclati.
Il modello di punta della collezione, la Heyes Peak Jacket, utilizza un’imbottitura Thermore® EVOdown® da 80 g/m² abbinata a un tessuto esterno in nylon ripstop NetPlus® riciclato al 100% post-consumo, ottenuto da reti da pesca riciclate. Una scelta che porta il tema del riciclo direttamente nella struttura del capo e che si inserisce nella più ampia ricerca di Patagonia sui materiali a minore impatto.
Anche il trattamento del tessuto esterno segue questa direzione: il ripstop da 1,2 oz e 20 denari è trattato con una finitura DWR realizzata senza PFAS aggiunti intenzionalmente. La collezione è inoltre prodotta in uno stabilimento certificato Fair Trade Certified™.
Thermore® EVOdown® dispone delle certificazioni OEKO-TEX® STANDARD 100, Global Recycled Standard (GRS) e bluesign®, elementi che offrono ulteriori informazioni sulla composizione e sui processi associati al materiale.

Una nuova idea di performance
La collaborazione tra Patagonia e Thermore è interessante soprattutto perché mostra come il concetto di performance nell’abbigliamento tecnico stia diventando più articolato. Non riguarda più soltanto la capacità di proteggere dal freddo o di mantenere il calore, ma anche la provenienza delle fibre, la composizione dei materiali, la gestione delle sostanze chimiche e le condizioni produttive.
È una prospettiva che completa il discorso sul layering. Capilene®, Nano-Air® e Heyes Peak rispondono infatti a esigenze differenti ma possono essere letti all’interno della stessa logica: costruire un sistema di abbigliamento modulare, nel quale ogni strato svolge una funzione precisa e il capo viene scelto in relazione alle condizioni climatiche e all’attività.
Per una moda che vuole ridurre il proprio impatto, la questione diventa allora anche quantitativa: non necessariamente avere più capi, ma avere capi più versatili, utilizzabili in situazioni diverse e costruiti con materiali scelti con maggiore attenzione.
La collaborazione con Thermore aggiunge così un altro tassello alla strategia Fall Winter 2026 di Patagonia: dall’abbigliamento a contatto con la pelle all’isolamento dinamico, fino alle giacche pensate per le mezze stagioni, il tema comune è quello di un guardaroba tecnico costruito per adattarsi, durare e accompagnare il corpo nelle sue diverse condizioni d’uso.
(a cura di Gaiazoe.life)


