Ogni anno, il 17 giugno, il mondo celebra la Giornata Mondiale contro la Desertificazione e la Siccità, un’occasione promossa dalle Nazioni Unite per accendere i riflettori su una delle emergenze ambientali più sottovalutate del nostro tempo: il degrado del suolo, in particolare durante la giornata mondiale desertificazione.
Quando si parla di desertificazione si tende a immaginare dune di sabbia che avanzano lentamente nel deserto del Sahara. In realtà il fenomeno è molto più complesso e riguarda territori in ogni parte del mondo, compresa l’Europa. La perdita di fertilità dei terreni, la scarsità d’acqua, l’erosione del suolo e gli effetti sempre più evidenti della crisi climatica stanno trasformando ecosistemi un tempo produttivi in aree sempre più vulnerabili.
La ricorrenza del 2026 assume un significato particolare perché coincide con l’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori proclamato dalle Nazioni Unite e pone al centro dell’attenzione il ruolo cruciale delle terre aride e dei pascoli nella sicurezza alimentare globale.
Che cos’è la desertificazione?
Questa celebrazione ci ricorda l’importanza di affrontare la desertificazione e di adottare misure per proteggere il nostro ambiente.
Contrariamente a quanto si pensa, la desertificazione non indica l’espansione naturale dei deserti esistenti. Secondo la Convenzione delle Nazioni Unite per la Lotta alla Desertificazione (UNCCD), si tratta di un processo di degradazione del territorio che interessa le aree aride, semi-aride e sub-umide secche, causato sia dalle attività umane sia dalle variazioni climatiche.
Tra le principali cause troviamo:
- sfruttamento intensivo dei terreni agricoli;
- deforestazione;
- pascolo eccessivo;
- cattiva gestione delle risorse idriche;
- urbanizzazione incontrollata;
- aumento delle temperature e siccità prolungate.
Quando il suolo perde fertilità e capacità di trattenere acqua, diventa sempre più difficile coltivare, preservare la biodiversità e garantire la sopravvivenza delle comunità locali.
Perché si celebra il 17 giugno?
La Giornata Mondiale contro la Desertificazione e la Siccità è stata istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1994, in occasione dell’adozione della Convenzione ONU per la lotta alla desertificazione.
L’obiettivo è duplice: sensibilizzare cittadini, imprese e governi sull’importanza della tutela del suolo e promuovere azioni concrete per prevenire il degrado dei territori più fragili.
Ogni anno la ricorrenza è accompagnata da campagne di informazione, programmi educativi, iniziative di riforestazione, attività di monitoraggio ambientale e progetti di recupero delle aree degradate.
Il tema del 2026: “Rangelands: Recognize. Respect. Restore.”
Per il 2026 il focus scelto dalle Nazioni Unite è dedicato ai pascoli naturali e alle terre da pascolo, ecosistemi spesso trascurati ma fondamentali per l’equilibrio ambientale del pianeta. Lo slogan dell’anno è:
“Rangelands: Recognize. Respect. Restore.”
(Riconoscere, rispettare e ripristinare i pascoli).
Questi territori coprono oltre la metà delle superfici terrestri emerse e sostengono la vita di circa due miliardi di persone nel mondo, comprese numerose comunità indigene e pastorali. Tuttavia, fino alla metà dei pascoli globali risulta oggi degradata o a rischio degrado.
L’evento globale del 2026 si svolge in Kenya, uno dei Paesi maggiormente impegnati nella gestione sostenibile delle aree aride e nella resilienza alla siccità.
I numeri della desertificazione nel 2026
I dati più recenti mostrano una situazione che richiede interventi urgenti.
Secondo l’UNCCD:
- oltre 3,2 miliardi di persone subiscono gli effetti della desertificazione e del degrado del suolo;
- circa il 40% delle terre emerse del pianeta risulta degradato;
- ogni anno viene perso circa un milione di chilometri quadrati di terreno produttivo;
- il costo economico globale della desertificazione, della siccità e del degrado del territorio supera gli 878 miliardi di dollari all’anno.
Uno studio delle Nazioni Unite pubblicato negli ultimi anni evidenzia inoltre che oltre tre quarti delle superfici terrestri hanno registrato condizioni di crescente aridità negli ultimi trent’anni e che le terre aride coprono oggi circa il 40% delle aree emerse del pianeta, escluse le regioni antartiche.
La situazione in Italia
Anche se spesso associamo la desertificazione ai Paesi africani o mediorientali, il fenomeno riguarda sempre più da vicino il bacino del Mediterraneo.
L’Italia è considerata uno degli hotspot europei della crisi climatica. Le regioni meridionali, le isole maggiori e alcune aree del Centro Italia sono particolarmente esposte agli effetti combinati di siccità, erosione, consumo di suolo e perdita di sostanza organica.
Le estati sempre più lunghe e calde, unite alla diminuzione delle precipitazioni e agli eventi meteorologici estremi, stanno mettendo sotto pressione agricoltura, ecosistemi e disponibilità idrica.
Cosa possiamo fare concretamente?
Contrastare la desertificazione non significa soltanto proteggere il paesaggio. Significa difendere la sicurezza alimentare, la biodiversità e la qualità della vita delle generazioni future.
Tra le azioni più efficaci troviamo:
- adottare pratiche agricole rigenerative;
- ridurre il consumo e l’impermeabilizzazione del suolo;
- favorire la riforestazione e il recupero degli ecosistemi;
- proteggere le risorse idriche;
- sostenere filiere agricole sostenibili;
- promuovere modelli di produzione e consumo più responsabili.
La salute del suolo è la salute del pianeta
Il suolo è una risorsa finita e non rinnovabile nel breve periodo. Bastano pochi anni per degradarlo, ma possono essere necessari secoli per ricostruirne la fertilità.
La Giornata Mondiale contro la Desertificazione e la Siccità ci ricorda che la lotta alla crisi climatica non si combatte soltanto riducendo le emissioni di CO₂. Si combatte anche sotto i nostri piedi, proteggendo quella sottile pelle vivente che rende possibile la produzione di cibo, regola il ciclo dell’acqua e custodisce una parte essenziale della biodiversità terrestre.
Prendersi cura del suolo significa, in definitiva, prendersi cura del nostro futuro.
(a cura di Gaiazoe.life)


