La Saudi Fashion Commission ha annunciato quello che definisce un vero e proprio “momento di svolta” nella costruzione di un ecosistema moda sostenibile: lo sviluppo di un bio-tessile ottenuto da alghe marine raccolte lungo le coste del Mar Rosso. Un progetto che non parla solo di innovazione dei materiali, ma anche di benessere psicofisico, tutela ambientale e impatto sociale positivo.
Questa iniziativa, chiamata Red Sea Seaweed Project, rappresenta il primo risultato concreto della strategia della Commissione di investire nella ricerca e sviluppo dei materiali, con l’obiettivo di differenziare l’industria della moda saudita dalle capitali storiche del fashion, che competono soprattutto sul patrimonio creativo e culturale.
Dalle alghe al tessuto: una filiera sostenibile e tracciabile
Al centro del progetto c’è una collaborazione tra la King Abdullah University of Science and Technology (KAUST), impegnata da anni nella ricerca sulle alghe marine, Pyratex – azienda con sede a Madrid specializzata nella commercializzazione di nuovi materiali tessili – e The Lab, il centro produttivo della Fashion Commission a Riyadh.
Il risultato è un tessuto traspirante, delicato sulla pelle e completamente tracciabile, che unisce lyocell, additivo di alghe e cotone biologico: dalla raccolta delle alghe sulle rive del Mar Rosso fino al capo finito.
Il processo iniziale è sorprendentemente semplice e a basso impatto tecnologico. Le alghe che si depositano naturalmente sulle spiagge vengono raccolte da pescatori e pescatrici dei villaggi costieri, essiccate al sole saudita, poi macinate meccanicamente e infine integrate nelle fibre sostenibili.
Tessuti che respirano: sostenibilità e benessere psicofisico
Ad oggi sono stati prodotti circa 30 metri di tessuto, trasformati in un top e un gilet per dimostrarne la potenzialità commerciale. Le caratteristiche principali? Traspirabilità, comfort e delicatezza sulla pelle, qualità fondamentali in un’area dal clima caldo e secco.
Ma c’è di più: i tessuti naturali e bio-based non incidono solo sull’ambiente, ma anche sul benessere psicofisico di chi li indossa. Materiali che rispettano la pelle, non trattati con sostanze chimiche aggressive, contribuiscono a ridurre irritazioni, favoriscono la traspirazione e migliorano la percezione di comfort corporeo, con effetti positivi anche sullo stato emotivo.
La Commissione sta ora testando diverse combinazioni per adattare il tessuto alle varie condizioni climatiche del Paese: dalle zone più umide della costa del Mar Rosso all’aria secca di Riyadh, creando blend su misura per performance diverse.
Oltre le alghe: verso tessuti 100% bio-based
La visione a lungo termine va oltre il singolo tessuto alle alghe. L’obiettivo è combinare questo materiale con bioplastiche sviluppate da start-up presenti nell’ecosistema di innovazione saudita, per creare alternative completamente bio-based ai tradizionali tessuti sintetici come il poliestere.
Si tratta di un passaggio chiave per ridurre la dipendenza dai derivati del petrolio, uno dei grandi nodi irrisolti dell’industria della moda, e per avvicinarsi a un modello realmente circolare.
Moda, ambiente e comunità: un impatto che va oltre il fashion
La sostenibilità è parte integrante della strategia della Saudi Fashion Commission dal 2021. Il primo progetto ha riguardato il recupero degli ihram (le vesti bianche del pellegrinaggio alla Mecca), trasformati in nuovi tessuti oggi venduti a Mecca, all’aeroporto di Jeddah e a Medina. Prossimo focus: la fibra di palma.
Il Red Sea Seaweed Project genera anche benefici collaterali importanti:
- Nuove fonti di reddito per le comunità costiere, prima legate esclusivamente alla pesca.
- Riduzione dell’inquinamento delle spiagge: le alghe lasciate a decomporre producono gas tossici, un problema noto in molte destinazioni turistiche nel mondo.
- Sinergie tra moda, ambiente e turismo, dimostrando come un progetto fashion possa avere ricadute positive sull’ecosistema urbano e naturale.
Come spiega Cakmak, “non stiamo creando qualcosa solo per l’industria della moda, ma per le città e per la qualità della vita”.
Un nuovo ruolo per l’Arabia Saudita nella moda sostenibile
Se la Cina produce, l’Italia crea, la Francia disegna, l’Arabia Saudita ambisce a diventare il luogo in cui nascono i materiali sostenibili del futuro. Un approccio sistemico, supportato da un ente governativo, permette di connettere ricerca, industria, start-up e comunità locali in modo più efficace rispetto alle singole iniziative dei brand.
Autore: redazione di Gaiazoe, blogzine dedicato al lifestyle sostenibile e al benessere psicofisico