Oceani in pericolo: 250.000 cittadini chiedono all’Europa di fermare la pesca a strascico nelle aree marine protette
Il 13 maggio 2025, a Bruxelles, un’alleanza tra Patagonia, WeMove Europe, Blue Ventures, Blue Marine Foundation, ClientEarth e i promotori della campagna Protect Our Catch ha portato al cuore delle istituzioni europee la voce di oltre 250.000 cittadini europei.
L’obiettivo è chiaro: fermare la pesca a strascico nelle aree marine protette (AMP), restituendo agli oceani la possibilità di rigenerarsi.
La pesca a strascico: un paradosso nelle aree protette
Definita dagli scienziati come uno dei metodi di pesca più distruttivi, la pesca a strascico consiste nel trascinare enormi reti zavorrate lungo il fondale marino, spazzando via tutto ciò che incontrano. Non solo pesci, ma anche coralli, alghe, spugne, e con loro interi ecosistemi costruiti in migliaia di anni.
Eppure, in Europa, oltre il 60% delle AMP è ancora sottoposto a questo tipo di sfruttamento. In alcune zone, il livello di attività è persino più intenso rispetto alle aree non protette: una contraddizione profonda rispetto al concetto stesso di tutela ambientale.
Un appello al Commissario europeo: basta retorica, è tempo di azione
I promotori della petizione chiedono al Commissario europeo per la Pesca e gli Oceani, Costas Kadis, di dare piena attuazione alle leggi esistenti e al Piano d’Azione dell’UE per l’ambiente marino, adottato nel 2023.
Con l’avvicinarsi della terza Conferenza delle Nazioni Unite sugli Oceani, la richiesta è anche simbolica: che l’Europa si assuma finalmente un ruolo di leadership nella difesa degli ecosistemi marini e nel contrasto al cambiamento climatico.
Il Patto europeo per gli Oceani: una visione collettiva
Al centro della mobilitazione, c’è il Patto europeo per gli Oceani, che raccoglie la visione di organizzazioni civiche, attivisti, pescatori artigianali e scienziati. Il Patto propone una trasformazione radicale:
- eliminare progressivamente la pesca industriale distruttiva,
- garantire una vera protezione alle AMP,
- puntare al ripristino della biodiversità marina,
- includere l’oceano come protagonista nelle strategie climatiche.
“I cittadini chiedono un cambiamento: la distruzione causata dalla pesca a strascico nelle aree marine protette è un problema che l’UE non può più ignorare”, afferma Vera Coelho, vicepresidente di Oceana Europa. “Serve una protezione reale, a beneficio dell’oceano, dei pescatori e delle comunità costiere”.
Un impatto sociale oltre quello ambientale
La pesca a strascico non colpisce solo il mare, ma anche le persone. In Europa, i piccoli pescatori rappresentano quasi l’80% del settore e garantiscono il 50% dei posti di lavoro nella pesca. Eppure, sono i più penalizzati da un sistema che favorisce lo sfruttamento intensivo a vantaggio di poche grandi flotte industriali.
Una transizione verso pratiche più sostenibili significherebbe anche giustizia sociale, salvaguardia delle economie locali e valorizzazione delle conoscenze artigianali legate al mare.
I cittadini europei sono pronti al cambiamento
Un recente sondaggio ha rivelato che l’82% dei cittadini di sette Paesi UE è favorevole a una regolamentazione più severa della pesca a strascico, mentre il 73% vorrebbe un divieto totale di questa pratica nelle AMP.
“È il momento di dimostrare leadership”, ha dichiarato Beth Thoren, Direttrice delle Iniziative Ambientali di Patagonia EMEA. “Abbiamo bisogno di politiche coerenti con gli impegni sul clima e la biodiversità, e di una transizione concreta verso un futuro marino più sostenibile”.
Per un oceano vivo, per un futuro possibile
La voce di 250.000 cittadini non può essere ignorata. Gli oceani sono alleati fondamentali contro il cambiamento climatico, custodi di biodiversità, riserva di vita per le generazioni future. Ma senza un’azione decisa, rischiano di diventare zone morte.
Questo appello è un promemoria collettivo: proteggere gli oceani è proteggere noi stessi. Ed è anche un invito a ripensare il nostro rapporto con il mare, non come risorsa da sfruttare, ma come universo da ascoltare, rispettare, e curare.
(a cura di Gaiazoe.life)
English Version
Here is the English translation of your article for Gaiazoe.life:
Oceans in Peril: 250,000 Citizens Urge Europe to Ban Bottom Trawling in Marine Protected Areas
On May 13, 2025, in Brussels, an alliance of Patagonia, WeMove Europe, Blue Ventures, Blue Marine Foundation, ClientEarth, and the organizers of the Protect Our Catch campaign brought the voice of over 250,000 European citizens directly to the heart of EU institutions.
Their goal is clear: to stop bottom trawling in Marine Protected Areas (MPAs) and give oceans the chance to regenerate.
Bottom Trawling: A Paradox in Protected Waters
Described by scientists as one of the most destructive fishing methods, bottom trawling involves dragging heavy weighted nets across the seabed, indiscriminately sweeping away everything in their path—not just fish, but also corals, algae, sponges, and entire ecosystems that have developed over thousands of years.
And yet, in Europe, more than 60% of MPAs are still exposed to this form of exploitation. In some cases, trawling activity is even more intense inside protected areas than in surrounding waters—a blatant contradiction of their supposed environmental purpose.
An Appeal to the European Commissioner: Enough Rhetoric, Time for Action
The petition’s promoters are calling on Costas Kadis, European Commissioner for Fisheries and Oceans, to fully enforce existing laws and to implement the EU Marine Action Plan, adopted in 2023.
With the third United Nations Ocean Conference on the horizon, the demand also carries symbolic weight: that Europe finally step up as a global leader in protecting marine ecosystems and addressing climate change.
The European Ocean Pact: A Collective Vision
At the heart of this mobilization lies the European Ocean Pact, a shared vision backed by civil society groups, activists, small-scale fishers, and scientists. The Pact calls for a bold transformation:
- a gradual phase-out of destructive industrial fishing,
- real and enforceable protections for MPAs,
- targeted restoration of marine biodiversity,
- full inclusion of ocean health in climate strategies.
“Citizens are demanding change: the destruction caused by bottom trawling in protected areas is an issue the EU can no longer ignore,” says Vera Coelho, Vice President of Oceana in Europe. “We need real protection—for the ocean, for fishers, and for coastal communities.”
The Social Toll Beyond the Environmental Impact
Bottom trawling doesn’t just harm the ocean—it also undermines communities. Across Europe, small-scale fishers make up nearly 80% of the sector and provide half of all fishing jobs. Yet they are among the most affected by an extractive system that benefits a few large industrial fleets.
Transitioning to more sustainable fishing practices also means promoting social justice, preserving local economies, and valuing the traditional knowledge of those who live in close connection with the sea.
Europeans Are Ready for Change
A recent survey revealed that 82% of citizens across seven EU countries support stricter regulation of bottom trawling, while 73% support a total ban of this practice within MPAs.
“Now is the time to show true leadership,” says Beth Thoren, Director of Environmental Action at Patagonia EMEA. “We need policies that align with our climate and biodiversity commitments, and a real shift toward a more sustainable marine future.”
For a Living Ocean, For a Possible Future
The voice of 250,000 citizens cannot be ignored. Oceans are vital allies in the fight against climate change, guardians of biodiversity, and reservoirs of life for generations to come. Without decisive action, they risk turning into dead zones.
This call is a collective reminder: to protect the ocean is to protect ourselves. It is also an invitation to rethink our relationship with the sea—not as a resource to exploit, but as a living universe to listen to, respect, and care for.
(by Gaiazoe.life)
