Nel panorama della moda contemporanea, ci sono brand che non si limitano a vestire i corpi: li raccontano. È il caso di DI PETSA, il marchio fondato a Londra nel 2019 dalla designer greca Dimitra Petsa, che indaga il legame profondissimo, ancestrale e politico tra le donne e l’acqua. Un dialogo che diventa manifesto ecofemminista, affondando le radici nella mitologia, nei rituali e nelle emozioni più intime che attraversano il corpo femminile.
Una visione nata tra tradizione e sperimentazione
L’approccio creativo della designer è un ponte tra mondi diversi: la sartoria classica appresa accanto alla nonna sarta e una formazione multidisciplinare che unisce performance, arte e moda (BA in Performance Design e MA in Fashion Design Womenswear al Central Saint Martins). Tradizione e sperimentazione convivono in un’estetica che celebra la dea contemporanea, in un corpo mai statico ma fluido, in continuo cambiamento.
Nelle collezioni di DI PETSA, artigianalità e drappeggio strutturano silhouette scultoree mentre i processi di ricerca tessile sostenibile diventano un atto di responsabilità nei confronti della Terra e dei suoi elementi. Perché difendere l’acqua significa difendere la vita.
Il “Wetlook”: accettare la propria fluidità
Simbolo distintivo del brand è la celebre Wetlook Dress, un abito che sembra impregnato di gocce cristalline, come se il corpo emergesse dall’acqua un attimo prima. Un’estetica che rompe i tabù sul corpo femminile e sul suo “bagnarsi”, trasformando ciò che è stato spesso giudicato in qualcosa da celebrare.
Non stupisce che questo capo sia diventato iconico tra artiste e performer come Bella Hadid, FKA Twigs, Lizzo, Doja Cat e SZA. La sua evoluzione più potente? La versione indossata da Gigi Hadid e Nicki Minaj per rivelare una gravidanza: un tributo alla trasformazione, alla creazione, al potere generativo del corpo.
Una moda inclusiva, rituale, emotiva
DI PETSA veste tutte le fasi dell’esistenza femminile, tutte le taglie e tutte le espressioni di genere: la moda non come costrizione, ma come liberazione. Ogni abito nasce da una ricerca intima — quasi esoterica — e diventa un rituale da indossare, un invito ad ascoltare ciò che si muove dentro di noi.
Per questo la stampa internazionale non ha tardato ad accorgersi del progetto: da Vogue US a Vogue Paris, da i-D a DAZED. Nel 2021, Dimitra Petsa è stata anche nominata tra i DAZED100 NextGen Designers.
(a cura di Gaiazoe.life)