In un mondo sempre più segnato da crisi climatiche, conflitti e migrazioni forzate, il concetto di abitare temporaneo assume una nuova centralità, trasformandosi in una sfida progettuale, sociale ed etica. Da questa riflessione nasce PaperHOUSE for refugees, il workshop promosso da Qwarzo in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia, che esplora nuove soluzioni abitative attraverso un materiale inaspettato quanto rivoluzionario: il cartone.
L’iniziativa, sviluppata all’interno del corso di Didattica dell’Architettura degli Interni, mette al centro la necessità di ripensare l’idea stessa di rifugio, trasformando l’emergenza abitativa in uno spazio di sperimentazione progettuale capace di coniugare sostenibilità, innovazione tecnologica e attenzione alla dignità umana.
L’abitare come risposta alle emergenze globali
Negli ultimi anni, in molte aree del mondo – dall’Europa al Medio Oriente – l’abitare temporaneo è diventato una condizione strutturale. Le devastazioni causate da guerre, crisi geopolitiche ed eventi ambientali estremi rendono sempre più urgente la ricerca di soluzioni abitative rapide, accessibili e sostenibili.
Situazioni come quelle vissute in territori fortemente colpiti da conflitti, tra cui Gaza, evidenziano la necessità di moduli abitativi che possano essere prodotti e assemblati rapidamente, garantendo al contempo sicurezza, protezione e comfort essenziale.
Il cartone come materiale del futuro
Il cuore del progetto risiede nell’utilizzo esclusivo di cartone ondulato riciclato, trattato con Qwarzo®, un coating minerale brevettato che migliora le prestazioni del materiale rendendolo resistente ad acqua, umidità, oli, calore e sollecitazioni meccaniche, senza comprometterne la riciclabilità e la compostabilità.
Questa tecnologia amplia le potenzialità dei materiali in fibra, aprendo scenari innovativi anche in ambiti architettonici tradizionalmente complessi. Il cartone, spesso percepito come fragile e temporaneo, diventa così un alleato strategico per soluzioni abitative sostenibili e ad alte prestazioni.
Un progetto che mette al centro le persone
Alle studentesse coinvolte nel workshop è stato affidato un obiettivo preciso: progettare un modulo abitativo di circa 10 metri quadrati destinato a rifugiati e persone sfollate. Il modulo doveva rispondere a criteri fondamentali come facilità di trasporto, rapidità di produzione e semplicità di montaggio.
Il percorso progettuale ha invitato le partecipanti a superare la visione tradizionale della casa come spazio isolato, esplorando invece il concetto di abitare come sistema modulare e aggregabile. Ne emerge una visione architettonica capace di generare insediamenti temporanei, spazi di socialità e nuove forme di convivenza, dimostrando come anche superfici ridotte possano accogliere soluzioni progettuali complesse e significative.
Design, tecnologia e sostenibilità: un dialogo necessario
Il workshop rappresenta un esempio concreto di come innovazione tecnologica ed ecodesign possano collaborare per affrontare le emergenze contemporanee. Come sottolinea Luca Panzeri, CTO e fondatore di Qwarzo, le sfide abitative legate a eventi climatici estremi e instabilità territoriale richiedono soluzioni che integrino rapidità di intervento, resistenza dei materiali e sostenibilità ambientale.
Anche per l’Accademia SantaGiulia, il progetto assume un valore formativo e sociale. Secondo il docente Enrico Gastaroba, PaperHOUSE for refugees rappresenta un esercizio di progettazione responsabile che mette gli studenti di fronte a problematiche reali, stimolando una riflessione sull’equilibrio tra qualità dello spazio, sostenibilità e urgenza costruttiva.
Formazione e sperimentazione per un futuro più circolare
Il percorso didattico si è articolato in diverse fasi, partendo dalla presentazione del brief progettuale e delle caratteristiche del rivestimento Qwarzo®, fino ad approfondimenti sull’ecodesign e sull’economia circolare. Attraverso esempi concreti, come installazioni temporanee e progetti architettonici già realizzati con questa tecnologia, le studentesse hanno potuto sperimentare direttamente le potenzialità applicative del materiale.
Il workshop ha coinvolto complessivamente venti studentesse suddivise in cinque gruppi di lavoro, dando vita a cinque progetti che verranno presentati pubblicamente nei prossimi mesi.
Quando l’architettura diventa strumento di cambiamento sociale
PaperHOUSE for refugees dimostra come la progettazione possa diventare uno strumento concreto per affrontare fragilità sociali e crisi umanitarie. L’uso innovativo del cartone rivestito Qwarzo® racconta una nuova visione dell’architettura, in cui materiali sostenibili, tecnologia e responsabilità sociale si intrecciano per generare soluzioni replicabili e accessibili.
A cura di Gaiazoe.life